Perchè ho denunciato il comandate della Asso 28 e Governo per respingimenti in Libia

Lunedì scorso, secondo un articolo di Repubblica la Asso 28, una nave di supporto alla piattaforme petrolifere nel Mediterraneo meridionale, ha soccorso 108 migranti che avevano lasciato la Libia a bordo di un gommone, diretti verso le coste italiane. A quanto risulta, dopo avere trasportato a bordo i migranti, il comandante di Asso 28 avrebbe contattato il Centro di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Roma per sapere cosa fare: gli sarebbe stato detto di coordinarsi con la Guardia costiera libica, che gli avrebbe dato l’indicazione di riportare i migranti in Libia. Il comandante a quel punto avrebbe deciso di tornare verso Tripoli, dove avrebbe fatto sbarcare i migranti.

Per questo oggi ho presentato alla Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia nel quale chiedo:

  • se quello che è successo sia incompatibile con il Testo Unico sull’immigrazione del 1998, che regola «l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dal territorio dello Stato» dei migranti. L’articolo 10 del Testo parla dei respingimenti, cioè la pratica di allontanare uno o più migranti che secondo lo stato non sono nella condizione di poter essere accolti. Il Testo specifica chiaramente che il respingimento non può avvenire «nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l’adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari».
  • se quanto è accaduto violi la cosiddetta convenzione di Amburgo del 1979
  • se quanto è accaduto violi altre norme internazionali che prevedono che gli sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani: è per questo motivo che i migranti non vengono riportati in Libia, un paese dove negli ultimi anni sono stati creati centri di detenzione senza regole, spesso gestiti da milizie armate e dagli stessi trafficanti, dove i migranti vengono torturati, venduti come schiavi e le donne stuprate.
  • Di verificare se nelle condotte sopra indicate si possano ravvisare reati.

Invito chiunque voglia seguirmi nella denuncia a utilizzare questo modello di esposto e presentarla alla Procura della Repubblica della propria città.

Ho denunciato la Raggi alla UE per lo sgombero illegale, ecco come fare.

Poco fa ho utilizzato il modulo online presente a questo link: https://ec.europa.eu/assets/sg/report-a-breach/complaints_it/ per denunciare la sindaca Raggi all’Unione Europea per la violazione della disposizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che aveva chiesto di sospendere fino al 27 luglio le espulsioni (evictions) programmate al Camping River.
Mentre questa mattina 150 agenti della Polizia locale, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio hanno sgomberato il campo nomadi presente in via Tenuta Piccirilli disattendendo le disposizioni della Corte Europea.

La Corte stava esaminando gli articoli 8 e 3 della convezione europea dei diritti dell’uomo che riguardano il rispetto della vita privata e familiare e il divieto di trattamenti inumani e degradanti.

La soluzione della denuncia online è uno strumento importante di democrazia diretta per reagire ai soprusi di questa maggioranza che sta governando la nostra città e che è pappa e ciccia con la Lega di Salvini, avendone assorbito per osmosi i toni beceri, xenofobi e intolleranti.

Invito tutti coloro che vogliono a fare altrettanto.

Questi i dati che vi possono aiutare a compilare la denuncia (ovviamente inserite prima i vostri dati personali):

Authority complained about contact person
Sindaca Virginia Raggi
Authority complained about email protocollo.gabinettosindaco@pec.comune.roma.it
Authority complained about telephone
06.67103898
Authority complained about address
Piazza del Campidoglio 1
Authority complained about postcode
00186
Authority complained about town
Roma
Authority complained about country
Italy

National measures suspected to infringe Union law
Provvedimento del Comune di Roma di sgombero del campo nomadi presente nel Camping River di via Tenuta Piccirilli, anticipando di un giorno la sospensione chiesta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.
EU law you think has been breached
I già citati articoli 8 e 3 della convezione europea dei diritti dell’uomo che riguardano il rispetto della vita privata e familiare e il divieto di trattamenti inumani e degradanti. E la richiesta, datata 24 luglio, della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di sospendere lo sgombero del Camping River fino al 27 luglio, in attesa di una sua pronuncia.
Problem description
Questa mattina 150 agenti della Polizia locale, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio hanno sgomberato il campo nomadi presente nel Camping River di via Tenuta Piccirilli, anticipando di un giorno la sospensione chiesta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che aveva accolto il ricorso presentato da tre abitanti, imponendo di sospendere fino al 27 luglio le espulsioni (evictions) programmate. Gli abitanti del Camping River chiedevano di non restare per strada, invocando gli articoli 8 e 3 della convezione europea dei diritti dell’uomo che riguardano il rispetto della vita privata e familiare e il divieto di trattamenti inumani e degradanti.
Please explain how EU law is involved and which fundamental right has been breached
Articoli 8 e 3 della convezione europea dei diritti dell’uomo che riguardano il rispetto della vita privata e familiare e il divieto di trattamenti inumani e degradanti.
List of documents
Comunicati stampa della richiesta di sospensione della Corte dei Diritti Europei e dello sgombero avvenuto oggi.

Ho visto annegare 120 persone, erano migranti. Fossero stati tedeschi o italiani sarebbe stato un dramma.

Questa intervista di una volontaria della nave ong tedesca Sea Eye  è drammatica e secondo me è una risposta chiara alla retorica xenofoba e razzista di Salvini.

La volontaria della SeeFuchs “Abbiamo ubbidito agli ordini e visto sparire 120 migranti”. (CATERINA PASOLINI tratto da Repubblica del 26 giugno 2018)

«Ho ancora gli incubi e i sensi di colpa per quella notte. Quando 120 persone su un gommone sono probabilmente morte annegate avendo la salvezza vicina, dopo aver attraversato deserti e violenze. C’era infatti una nave mercantile che pur sapendo non si è mossa, c’eravamo noi della SeeFuchs, ma il coordinamento della capitaneria italiana a Roma non ci ha dato ordine di andare in soccorso. E noi abbiamo ubbidito, sbagliando. La mattina dopo un giubbotto galleggiante era l’unica cosa rimasta in mare».

Giulia Bertoni, 25 anni di Cesena è dottoranda alla Columbia University. Dopo esperienze tra i migranti nell’inferno di Calais, col fidanzato Peter dal 15 giugno era sulla piccola nave della ong tedesca Sea Eye addetta a ricerca e salvataggio dei migranti tra Libia e Malta. Tredici volontari, studenti, medici in pensione.

Cosa è accaduto?

«La notte del 18 ero di vedetta, turni di quattro ore sul ponte della barca, al radar a controllare il mare sempre più mosso. Il nostro segnale Ais ( Sistema automatico di tracciamento) non funzionava, nessuno poteva identificare la nostra posizione. Ad un tratto abbiamo sentito sul canale delle emergenze la  conversazione fra un aereo che segnalava a 11 miglia un gommone con 120 persone e una nave mercantile vicina disponibile ad aiutare. Dopo vari scambi in realtà nessuno si è mosso in soccorso di quei disperati al buio con le onde che crescevano. Allora abbiamo deciso di chiamare il coordinamento a Roma».

Cosa vi hanno risposto?

«In sintesi: non ci riguarda chiamate la capitaneria libica. E noi, per rispettare il codice di condotta che obbliga a non superare 24 miglia dalla Libia a meno che non ci sia un ordine, ci siamo allontanati, non abbiamo soccorso il gommone in difficoltà».

Non avete chiamato i libici?

«Il capitano non ha voluto. Non so perché».

E i migranti?

«Quella notte la Lifeline, più grande di noi che ci occupiamo di primo soccorso, era molto lontana. La mattina è arrivata in zona e abbiamo pattugliato le acque dove avrebbe dovuto essere il gommone, rimanendo nei limiti. Di quelle persone nessun segno. Morte probabilmente, annegate mentre noi, e tutti stavano fermi. Della guardia costiera libica mai visto traccia».

Si sente colpevole?

«Io, noi, avremmo dovuto disubbidire al capitano, al direttore della ong che ci ha ordinato di allontanarci. Ci dovrebbero arrestare per aver ubbidito, per averli lasciati morire. Se volete arrestarci, arrestateci per questo. È come se dei pompieri si fermassero al semaforo di fonte ad una casa in fiamme. Se fossimo stati dei privati, la legge del mare ci avrebbe obbligato a soccorrere».

E a chi vi dice che fate il gioco di trafficanti?

«Risponderei che è falso, che questa menzogna costa vite ogni giorno. Da quando hanno fermato le navi delle ong, che si muovono su direttive delle capitanerie, le barche dalla Libia continuano a partire e i migranti a morire. La soluzione non è bloccare le navi delle ong, deve essere una soluzione politica»

L’Europa è razzista?

«Sono sicura che se ci fossero stati 100 tedeschi o italiani a bordo nessuno avrebbe dato o accettato questi ordini. E invece quel gommone è stato lasciato affondare. Con a bordo 120 persone che sono annegate e che vorrei ricordare».

Tutelare Agro romano. Tutelare la biodiversità.

“Tutelare l’Agro romano attraverso una moratoria del cemento. Riqualificare i parchi cittadini con l’approvazione del regolamento comunale del verde”. Così in una nota Gianfranco Mascia, portavoce dei Verdi di Roma.
“Queste sono le prime e necessarie azioni per salvaguardare l’enorme patrimonio di biodiversità presente a Roma – spiega Mascia – Ma in una visione d’insieme, che difenda e accresca il verde di Roma, sarà necessario sviluppare la rete ecologica con la revisione, il potenziamento e l’applicazione di quanto previsto dal Piano regolatore di Roma, vale a dire l’impossibilità che aree della rete ecologica siano sottoposte a variante urbanistica”.
“Tutto questo patrimonio – conclude Mascia – porterebbe benefici anche dal punto di vista della sicurezza alimentare, sviluppando ad esempio politiche per la promozione dell’agricoltura biologica, tipica, dei prodotti a filiera corta e dei mercati contadini. Ecco perché la tutela della biodiversità sia in ambito urbano sia oltre il grande raccordo anulare è un elemento essenziale del vivere cittadino”.

Proviamoci, a parlare del futuro di Roma. Assemblea autorganizzata

Provo a pensare a voce alta, così, di getto. Per cercare di capire le cose giuste da fare per le prossime elezioni. Quando ho accettato di partecipare alle Primarie del centrosinistra, l’ho fatto nella convinzione che a Roma fosse necessaria una svolta che partisse da una vera conversione ecologista, per dirla con le parole di Alex Langer.
La vittoria di Roberto Giachetti (con il suo passato di ambientalista, verde e radicale mai rinnegato) ha rinforzato in me l’idea che sia necessario provarci.
Proviamoci, mi sono detto, perché la questione ambientale è un grande tema “trasversale” capace di rappresentare concretamente un ponte tra gruppi politici diversi ma tutti convinti che la nostra città si possa salvare attraverso una profonda rivoluzione civica.
Proviamoci, perché è necessario ampliare l’orizzonte della coalizione che appoggia Giachetti in modo che non rimanga chiusa in un cantone ma spazi dal cattolicesimo sociale fino all’ambientalismo e non escludendo quanti, a sinistra, pensano che si possa ancora costruire un progetto comune.
Proviamoci, perché molti pensano che questa sia una partita persa, e che forse è meglio perderla per non impantanarsi nel tentativo titanico di risollevare la nostra città dal pantano in cui l’hanno fatta cadere; ma noi no.
Proviamoci, perché non possiamo per una ripicca o resa dei conti lasciare la risoluzione dei complessi problemi della nostra città – come l’emergenza migranti e quella abitativa, la svendita del patrimonio pubblico, il taglio ai servizi pubblici e sociali – nelle mani di persone prive di esperienza o, peggio, alla destra postfascista.
Proviamoci, perché il cambiamento può avvenire solo partendo dal basso, raccogliendo tutte le risorse e le energie presenti in un percorso partecipato e condiviso che non lasci alle segreterie di partito una decisione fondamentale per il futuro di Roma.
Proviamoci, chi ci sta a parlarne?
Proviamoci, venerdì 8 aprile, alle 18, alla Città dell’Altra Economia in una assemblea autorganizzata: 5 minuti a testa.

Canili di Roma: come sono scelte le strutture private?

da IlFattoQuotidiano.it

Cento persone che rischiano di perdere il posto di lavoro e strutture pubbliche su cui sono stati investiti diversi milioni di euro che rischiano di essere abbandonate, da un giorno all’altro e senza una spiegazione logica. E’ questa la sintesi estrema di quello che sta accadendo ai canili comunali di Roma dove ieri è già stato chiuso il canile rifugio di Vitinia Ex Poverello e dove si sta mettendo in discussione anche quello della Muratella, canile sanitario dove, insieme ai volontari, operano anche i veterinari della Regione Lazio.

Quello che sta avvenendo con la struttura commissariale è una vera e propria privatizzazione dei canili, che, con la solita scusa dell’emergenza sta avvenendo con procedure non trasparenti che affidano a strutture private la gestione degli animali randagi, precedentemente curati da volontari e specialisti nelle strutture comunali, a imprese private. Ovviamente senza bandi e con affidamento diretto.

I bandi, invece, sono proprio quello che l’Associazione Avcpp, attraverso il suo presidente Giuseppe Villirillo, chiedono da mesi al Comune. Chiedono procedure trasparenti nelle quali possano competere anche quelle strutture che fino ad oggi hanno gestito i canili comunali e che, invece, sono stati messi alla porta dalle istituzioni senza alcuna spiegazione. Oltre al destino di cento persone che lavorano nei canili comunali in gioco ci sono le condizioni di vita dei nostri amici animali, 650 cani e 50 gatti delle ex strutture pubbliche, che saranno trasferiti in canili privati (in parte con la chiusura dell’Ex Poverello già lo sono stati).

Ci piacerebbe che il commissario Tronca rispondesse a qualche domanda sulla questione. Ci piacerebbe che il prefetto venuto da Milano ci raccontasse quali sono i criteri per cui sono state scelte le strutture private. Ci piacerebbe che ci spiegasse perché, emergenza per emergenza e soluzione temporanea per situazione temporanea non sia stato possibile evitare la deportazione degli animali, lasciandoli nelle strutture comunali dove venivano accuditi in attesa di una adozione. Questo non è accettabile, significa trarre guadagno dalle sofferenze di animali, che finora sono state alleviate in modo magistrale.

I canili comunali non vanno smantellati e il servizio che garantiscono non va privatizzato. Fino all’espletamento della gara europea per l’assegnazione della gestione dei canili ad associazioni o società qualificate con esperienze di cura degli animali, è necessaria una proroga delle attuali gestioni di tutti e tre i canili fino. Per questo e per fare chiarezza su quanto sta avvenendo, come ho già detto, abbiamo chiesto un incontro urgente sui canili comunali al commissario Tronca. Abbiamo sentito molte storie che non ci sono piaciute sulle scorse assegnazioni e pretendiamo che venga trattata con serietà e trasparenza la prossima gara, perché l’appalto venga destinato ad aziende che abbiano davvero interesse a gestire le vite (perché non scordiamoci che di vite stiamo parlando) di centinaia tra cani e gatti.

(fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/26/canili-di-roma-con-quali-criteri-vengono-scelte-le-strutture-private/2495782/)

Bertolaso candidato sindaco di Roma? Una vergogna

da IlFattoQuotidiano.it

E’ una vergogna che Guido Bertolaso, un imputato per omicidio colposo, sia il candidato sindaco di una città che ha subito il dramma di Mafia capitale e dove i cittadini pagano l’Irpef più alta d’Italia a causa della corruzione.

Già, perché Bertolaso è stato candidato direttamente da Berlusconi – come ormai tutti ben sanno – al Campidoglio e, insomma cosa ci potevamo aspettare? Dopo il coerente e garbato rifiuto di Rita Dalla Chiesa ed un periodo in cui il centrodestra ha palesemente brancolato nel buio è spuntato, a sorpresa, ma forse non troppo, il nome di Guido Bertolaso.
Per la guida della Capitale è stato scelto colui che nel 2012 è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura dell’Aquila per omicidio colposo. Indagine che gli è stata procurata per aver trascurato – in qualità di presidente della commissione “Grandi Rischi”– nel 2009 la possibilità concreta che si potessero verificare terremoti nelle zone in cui solo cinque giorni dopo (era, per la precisione il 31 marzo 2009)  è avvenuto il fatale sisma di cui abbiamo tutti tristemente memoria.

Per non parlare poi dello scandalo delle massaggiatrici al Salaria Sport Village e quello del G8 de La Maddalena – poi trasferito in fretta e furia proprio a L’Aquila – per cui le inchieste sono ancora aperte.

Sì, io sono garantista, tuttavia sono fortemente convinto che Roma abbia oggi più che mai bisogno di “aria nuova”, di un’aria politica in cui siano prima di tutto evidenti la passione e l’impegno per una città devastata da piaghe come la corruzione, la cementificazione selvaggia, i vari affittopoli e Mafia Capitale. Ecco, Bertolaso al Campidoglio porterebbe con sé prima tutto il suo fardello di carichi penali pendenti che di certo non fanno bene ad una Roma che deve entrare in “convalescenza” e curare le ferite infette che ha.

Trecentonove (le vittime del sisma de L’Aquila) sono le persone di cui Bertolaso deve rispondere ancora oggi, per capire che responsabilità abbia avuto in merito: per questo trovo vergognoso che lo si candidi a Primo Cittadino. E Bertolaso stesso non ha avuto il coraggio né l’onestà intellettuale né il buon senso per tirarsi indietro da questa che, per lui, potrebbe essere solo una nuova gogna mediatica.

A Roma bisogna eliminare la corruzione per ricostruire il welfare, e con gli occhi puntati agli scheletri nell’armadio di Bertolaso avrebbero gioco facile i nomi noti del clientelismo e della corruzione.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/19/elezioni-roma-la-candidatura-di-bertolaso-e-una-vergogna/2477326/)

Movimento 5 Stelle: a Roma il centrosinistra li sottovaluta

da IlFattoQuotidiano.it

Non capisco l’atteggiamento che, nel centrosinistra, si sta manifestando nelle ultime ore nei confronti delle primarie del MoVimento 5 Stelle per la candidatura a sindaco di Roma. O meglio lo comprendo, ma da persona vicina ai movimenti (promotore delle prime primarie online in Italia), non posso davvero condividerlo. Ironizzare su 200 cittadini che si sono messi a disposizione della città con faccia, nome e cognome, per me, è un po’ superficiale.

Ad essere onesti non so quanti volti sarebbero in grado di trovare gli altri partiti se attuassero una campagna come quella dei grillini. E se anche ci riuscissero quelle facce riuscirebbero a trasmettere la stessa credibilità e pulizia delle videocandidature dei 5 stelle? Badate bene, quando parlo di credibilità non mi riferisco certo ai curricula dei candidati (alcuni dei quali senz’altro discutibili), ma alla convinzione che essi trasmettono, all’orgoglio con cui propongono le loro candidature.

No, nessuna sviolinata a Beppe Grillo e sostenitori. Il mio è piuttosto un segnale di allarme per un centrosinistra che si dimostra troppo sicuro di sé, al punto di commettere un errore gravissimo: sottovalutare l’avversario. Ricordate il Berlusconi che dava del “coglione” ai suoi detrattori? Tutti noi lo abbiamo criticato perché invece che confrontarsi con gli avversari sui programmi li derideva. Non vorrei che si commetta lo stesso errore con i video del Movimento.

La politica è contenuto: puntare il dito verso chi sta dall’altra parte, anziché esporre il proprio pensiero, significa, alla lunga, far comprendere al cittadino che non c’è altro, oltre a belle parole ben esposte. La mia candidatura a sindaco di Roma serve anche a questo; a cercare di rimettere in evidenza contenuti finiti nel dimenticatoio perché forse poco adatti ad hashtag o urla televisive, ma con i quali adesso dobbiamo fare i conti.

Si rideva quando parlavamo di utilizzare i dissuasori elettronici sul lungotevere, ma poi ci siamo trovati con la capitale bloccata a causa degli escrementi degli storni. Per non parlare dei livelli di inquinamento che hanno oltrepassato da tempo i limiti umanamente consentiti e che vengono goffamente contrastati con insulsi blocchi automobilistici di qualche ora, che creano più disagi che benefici. E poi gli allagamenti a causa della cementificazione schizofrenica, la diminuzione delle aree verdi in rapporto al numero di abitanti, gli sprechi energetici… Sono tutti temi che si collegano alla vita dei romani e che dall’essere banalizzati sono divenuti i principali problemi con cui i cittadini si ritrovano ad avere a che fare.

Roma ha problemi ben più grossi di 200 video del Movimento 5 Stelle. Anzi, 200 persone che decidono di metterci la faccia sono una bella notizia per la politica. Forse, anziché perdere tempo con dichiarazioni e tweet pungenti, bisognerebbe utilizzare quello stesso tempo per ascoltare le loro ragioni e per comprendere come mai quei 200 volti sono finiti su internet a chiedere qualcosa di diverso da quel che fin qui la politica gli ha offerto.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/m5s-a-roma-sbaglia-il-centrosinistra-a-sottovalutare-lavversario/2469937/)

La Leggenda della Banda del Trullo – Quattro ragazzi italiani approdati a Steam

da Il Post Viola

Giulia è l’unica donna del gruppo. Capelli rosso Noemi, che ormai quel colore con sfumature bronzee  si definisce così. Si capisce a colpo d’occhio che è la designer della banda, e che proviene da una famiglia di architetti. E’ seduta sul divano, nella loro sede, in via del Trullo. Alla sua destra Riccardo, che è il padrone di casa; alla sua sinistra il concept artist Niccolò, con lui Giulia condivide la passione creativa; Matteo sta in piedi, perché un leader deve guardare lontano, barba e capelli lunghi raccolti in un berretto stile hipster, agita le mani quando parla e ti guarda sempre fisso negli occhi.

Il loro nome ufficiale in realtà è Black Mist Studio, ma per tutti sono “La banda del Trullo”: tre ragazzi e una ragazza che sono riusciti ad approdare su Steam, la più grande piattaforma al mondo per i videogame online, riservata ai PC, con The Warden. Un videogioco pensato, realizzato e prodotto interamente da loro. Hanno fatto le scarpe a studi di produzione “Indie” che hanno alle spalle investitori che credono nelle idee dei giovani talenti e gli mettono a disposizione strutture e personale. Il loro numero fortunato è trenta. E se c’è chi viene ricordato aver utilizzato i trenta denari ricevuto per un tradimento che sarebbe passato alla storia, i loro trenta euro di budget iniziale sono già una leggenda da queste parti. Con quelli  sono riusciti a sconvolgere il panorama dei videogiochi partendo dalla camera da letto in questa palazzina, a ridosso della Portuense, metà Trullo e metà Monteverde.  Per il mio incontro con loro mi sono portato Alberto, mio figlio, perché io quanto a videogiochi sono rimasto all’ultima crociata di Indiana Jones, del 1989, che devo ancora finire. Alberto invece è un vero nativo digitale. Mi pentirò di averlo portato con me per questa intervista. Ma andiamo con ordine.

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

A questo punto voglio vedere i vostri “Studios”
Riccardo sorride e tutti si alzano dal divano, ci accompagnano nella stanza accanto. In mezzo a due letti è incastonata una scrivania e lì sopra c’è un grande schermo con sotto “la bestia”: un supercomputer con tante lucine e tre levette, sembra la macchina di “Ritorno al futuro”.

Avete realizzato tutto qui?
E’ il padrone di casa che risponde. “Il bar di Monteverde ci è servito per mettere a punto la storia e dividere i ruoli. Poi qui siamo andati avanti con la programmazione e  la realizzazione degli ambienti. Qui abbiamo litigato e risolto i problemi, il tutto grazie a  Matteo, che è quello che ha continuato a motivarci anche quando le cose sembravano andare male. Lui ha creduto fino in fondo che noi avremmo realizzato questa pazzia. Ed è grazie alla sua testardaggine se oggi parliamo con te di questo nostro successo e siamo stati lanciati nel firmamento della notorietà con l’articolo di Repubblica.

“Già, cosa è successo dopo l’articolo di Repubblica?
“I primi due o tre giorni sono stati un assalto. Ma, anche in questo caso ci siamo divisi i ruoli” spiega Matteo, il “motivatore”, che è il loro frontman anche con la stampa. “Io mi occupo dei giornalisti, Riccardo invece risponde su Steam a tutti coloro che chiedono pareri tecnici, Niccolò si occupa delle mail che arrivano dalla pagina e Giulia dei social, soprattutto Facebook”. “Si – aggiunge Giulia – non è bello da dirsi, ma purtroppo il fatto che sia donna mi rende tutto più semplice sui social network. I ragazzi interagiscono con me più di quanto farebbero – lo abbiamo testato – con un maschio.” Giulia questa cosa la buttà lì, come se fosse una cosa normale, ma si vede che le da parecchio fastidio.

Quindi decine di richieste di interviste?
“Neanche tanto”, rispondono in coro. Poi Niccolò mi spiega che “a parte il TG3 che dovrebbe fare un servizio, le reazioni ci sono state soprattutto tra i nostri amici. Per dirti – prosegue – abbiamo avuto più reazioni, ma soprattutto fuori dall’Italia, dopo aver messo il gioco su Steam. In quel momento abbiamo ricevuto richieste di piccole interviste da parte di siti specializzati e poi abbiamo “svoltato” quando uno yotuber ha giocato online a The Warden”

Ed è a questo punto che mi sono reso conto che il mio asso nella manica era Alberto, mio figlio. Ha cominciato a interloquire con loro su “Luke”, un ragazzo che realizza video nei quali spiega i giochi, giocando in diretta. E’ la nuova frontiera degli adolescenti che hanno cancellato dalla loro vita la TV: tutto quello che sanno del mondo lo stanno imparando dai loro coetanei che si riprendono mentre spiegano un gioco, viaggiano, cucinano, parlano della vita quotidiana. Con video, anche di bassa qualità, nei quali loro parlano in una piccola finestra in alto a sinistra mentre scorrono le immagini delle cose che tanno raccontando. Ma di questo parlerò in un altro articolo. E’ arrivato il momento del congedo da questi quattro fenomeni di Trullo/Monteverde. Mentre ho ancora il tempo di chieder loro se nessuno delle istituzioni (Municipio, Comune, Regione) si sia fatto sentire per cercare di capire se potessero aiutarli in qualche maniera.

“No assolutamente” tutti sembrano disinteressarsi a chi programma videogiochi in Italia.” Mi dice Matteo “Fossimo stati all’estero subito ci avrebbero contattato per “assorbirci” in qualche software house.” “Ma forse è proprio questo che ci ha stimolato” conclude Niccolò “noi siamo spiriti liberi e tali vogliamo rimanere. Se ci fossero stati dei finanziatori forse non avremmo mai raggiunto questo obiettivo.”

Già, l’Italia è un popolo di santi, poeti e…programmatori.

(Fonte: http://violapost.it/2016/02/14/la-leggenda-della-banda-del-trullo-quattro-ragazzi-italiani-approdati-a-steam/)

Inquinamento a Roma: le proposte per quando sarò sindaco

da IlFattoQuotidiano.it

Stasera a Presa Diretta si parlerà di inquinamento e del dieselgate che ha colpito la Volkswagen e, pare, anche la Renault, sui dati falsati delle emissioni delle automobili. Lo scandalo è ancora più grande visto che l’Europarlamento ha votato nei giorni scorsi una modifica del regolamento che consente di alzare le emissioni degli ossidi di azoto, le polveri sottilissime emesse dai motori diesel.

Nel reportage della trasmissione di Iacona Ben Barratt, che insegna Scienze della qualità dell’aria al King’s College di Londra, monitora le nanoparticelle a Roma, in particolar modo sul Muro Torto e sul Lungotevere, evidenziando come siano molto al di sopra della norma e ridicolizzando le centraline Arpa. Il professore spiega che le auto sono delle vere e prorie camere a gas. Alcuni pensano che siano meglio dei mezzi senza abitacolo, perché ci proteggerebbero, invece proprio dentro le nostre automobili le nanoparticelle si accumulano finendo irrimediabilmente respirate da noi i e dai nostri famigliari, causando danni a polmoni e gli altri organi interni. Per Barratt è molto meglio andare in bicicletta. E questo è quello che noi Verdi sosteniamo da anni. Sapevamo di vedere lontano quando abbiamo iniziato la battaglia condotta per ripristinare le piste ciclabili inspiegabilmente eliminate dai progetti del Giubileo.

Ma il professore del King’s College di Londra, nel servizio di Presa Diretta, non si ferma qui e spiega anche come stiano aumentando le black carbon e le particelle a loro legate, prodotte dai motori diesel. Gli ossidi di azoto, pericolosissimi per la salute. Proprio quelle particelle, che negli Usa hanno trovato superiori alla norma anche 40 volte, nelle auto diesel del gruppo Volkswagen.

Ecco perchè, quando sarò sindaco di Roma, prenderò quattro provvedimenti immediati:
1) Rivoluzionerò il monitoraggio degli inquinanti perché le centraline Arpa non bastano: ne servono di più e anche centraline mobili;
2) Ripristinerò tutti i progetti di piste ciclabili presentati in questi anni e poi mai attuati, ultimo in ordine di tempo quello delle 21 piste previste dal Giubileo. Lanciando anche un bando per la Velostazione a Termini;
3) Rilancerò la mobilità pubblica. Sostituendo gli autobus a gasolio (che sono la maggioranza) con gli elettrici o ibridi. Ripristinando immediatamente le 60 vetture elettriche che stanno marcendo nel deposito Atac di Trastevere;
4) Indagherò su chi e perché nel settembre del 2015 ha indetto un bando Atac per 700 vetture a gasolio, invece di optare per le ibride. Bando che sarà annullato a favore dei motori sostenibili.

E lo farò pensando solo alla difesa della salute dei cittadini, perché, rispetto agli altri interessi sono e sarò sempre #FuoriControllo.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/14/inquinamento-a-roma-ecco-cosa-faro-se-saro-sindaco/2464414/)