Tutelare Agro romano. Tutelare la biodiversità.

“Tutelare l’Agro romano attraverso una moratoria del cemento. Riqualificare i parchi cittadini con l’approvazione del regolamento comunale del verde”. Così in una nota Gianfranco Mascia, portavoce dei Verdi di Roma.
“Queste sono le prime e necessarie azioni per salvaguardare l’enorme patrimonio di biodiversità presente a Roma – spiega Mascia – Ma in una visione d’insieme, che difenda e accresca il verde di Roma, sarà necessario sviluppare la rete ecologica con la revisione, il potenziamento e l’applicazione di quanto previsto dal Piano regolatore di Roma, vale a dire l’impossibilità che aree della rete ecologica siano sottoposte a variante urbanistica”.
“Tutto questo patrimonio – conclude Mascia – porterebbe benefici anche dal punto di vista della sicurezza alimentare, sviluppando ad esempio politiche per la promozione dell’agricoltura biologica, tipica, dei prodotti a filiera corta e dei mercati contadini. Ecco perché la tutela della biodiversità sia in ambito urbano sia oltre il grande raccordo anulare è un elemento essenziale del vivere cittadino”.

Proviamoci, a parlare del futuro di Roma. Assemblea autorganizzata

Provo a pensare a voce alta, così, di getto. Per cercare di capire le cose giuste da fare per le prossime elezioni. Quando ho accettato di partecipare alle Primarie del centrosinistra, l’ho fatto nella convinzione che a Roma fosse necessaria una svolta che partisse da una vera conversione ecologista, per dirla con le parole di Alex Langer.
La vittoria di Roberto Giachetti (con il suo passato di ambientalista, verde e radicale mai rinnegato) ha rinforzato in me l’idea che sia necessario provarci.
Proviamoci, mi sono detto, perché la questione ambientale è un grande tema “trasversale” capace di rappresentare concretamente un ponte tra gruppi politici diversi ma tutti convinti che la nostra città si possa salvare attraverso una profonda rivoluzione civica.
Proviamoci, perché è necessario ampliare l’orizzonte della coalizione che appoggia Giachetti in modo che non rimanga chiusa in un cantone ma spazi dal cattolicesimo sociale fino all’ambientalismo e non escludendo quanti, a sinistra, pensano che si possa ancora costruire un progetto comune.
Proviamoci, perché molti pensano che questa sia una partita persa, e che forse è meglio perderla per non impantanarsi nel tentativo titanico di risollevare la nostra città dal pantano in cui l’hanno fatta cadere; ma noi no.
Proviamoci, perché non possiamo per una ripicca o resa dei conti lasciare la risoluzione dei complessi problemi della nostra città – come l’emergenza migranti e quella abitativa, la svendita del patrimonio pubblico, il taglio ai servizi pubblici e sociali – nelle mani di persone prive di esperienza o, peggio, alla destra postfascista.
Proviamoci, perché il cambiamento può avvenire solo partendo dal basso, raccogliendo tutte le risorse e le energie presenti in un percorso partecipato e condiviso che non lasci alle segreterie di partito una decisione fondamentale per il futuro di Roma.
Proviamoci, chi ci sta a parlarne?
Proviamoci, venerdì 8 aprile, alle 18, alla Città dell’Altra Economia in una assemblea autorganizzata: 5 minuti a testa.

Canili di Roma: come sono scelte le strutture private?

da IlFattoQuotidiano.it

Cento persone che rischiano di perdere il posto di lavoro e strutture pubbliche su cui sono stati investiti diversi milioni di euro che rischiano di essere abbandonate, da un giorno all’altro e senza una spiegazione logica. E’ questa la sintesi estrema di quello che sta accadendo ai canili comunali di Roma dove ieri è già stato chiuso il canile rifugio di Vitinia Ex Poverello e dove si sta mettendo in discussione anche quello della Muratella, canile sanitario dove, insieme ai volontari, operano anche i veterinari della Regione Lazio.

Quello che sta avvenendo con la struttura commissariale è una vera e propria privatizzazione dei canili, che, con la solita scusa dell’emergenza sta avvenendo con procedure non trasparenti che affidano a strutture private la gestione degli animali randagi, precedentemente curati da volontari e specialisti nelle strutture comunali, a imprese private. Ovviamente senza bandi e con affidamento diretto.

I bandi, invece, sono proprio quello che l’Associazione Avcpp, attraverso il suo presidente Giuseppe Villirillo, chiedono da mesi al Comune. Chiedono procedure trasparenti nelle quali possano competere anche quelle strutture che fino ad oggi hanno gestito i canili comunali e che, invece, sono stati messi alla porta dalle istituzioni senza alcuna spiegazione. Oltre al destino di cento persone che lavorano nei canili comunali in gioco ci sono le condizioni di vita dei nostri amici animali, 650 cani e 50 gatti delle ex strutture pubbliche, che saranno trasferiti in canili privati (in parte con la chiusura dell’Ex Poverello già lo sono stati).

Ci piacerebbe che il commissario Tronca rispondesse a qualche domanda sulla questione. Ci piacerebbe che il prefetto venuto da Milano ci raccontasse quali sono i criteri per cui sono state scelte le strutture private. Ci piacerebbe che ci spiegasse perché, emergenza per emergenza e soluzione temporanea per situazione temporanea non sia stato possibile evitare la deportazione degli animali, lasciandoli nelle strutture comunali dove venivano accuditi in attesa di una adozione. Questo non è accettabile, significa trarre guadagno dalle sofferenze di animali, che finora sono state alleviate in modo magistrale.

I canili comunali non vanno smantellati e il servizio che garantiscono non va privatizzato. Fino all’espletamento della gara europea per l’assegnazione della gestione dei canili ad associazioni o società qualificate con esperienze di cura degli animali, è necessaria una proroga delle attuali gestioni di tutti e tre i canili fino. Per questo e per fare chiarezza su quanto sta avvenendo, come ho già detto, abbiamo chiesto un incontro urgente sui canili comunali al commissario Tronca. Abbiamo sentito molte storie che non ci sono piaciute sulle scorse assegnazioni e pretendiamo che venga trattata con serietà e trasparenza la prossima gara, perché l’appalto venga destinato ad aziende che abbiano davvero interesse a gestire le vite (perché non scordiamoci che di vite stiamo parlando) di centinaia tra cani e gatti.

(fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/26/canili-di-roma-con-quali-criteri-vengono-scelte-le-strutture-private/2495782/)

Bertolaso candidato sindaco di Roma? Una vergogna

da IlFattoQuotidiano.it

E’ una vergogna che Guido Bertolaso, un imputato per omicidio colposo, sia il candidato sindaco di una città che ha subito il dramma di Mafia capitale e dove i cittadini pagano l’Irpef più alta d’Italia a causa della corruzione.

Già, perché Bertolaso è stato candidato direttamente da Berlusconi – come ormai tutti ben sanno – al Campidoglio e, insomma cosa ci potevamo aspettare? Dopo il coerente e garbato rifiuto di Rita Dalla Chiesa ed un periodo in cui il centrodestra ha palesemente brancolato nel buio è spuntato, a sorpresa, ma forse non troppo, il nome di Guido Bertolaso.
Per la guida della Capitale è stato scelto colui che nel 2012 è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura dell’Aquila per omicidio colposo. Indagine che gli è stata procurata per aver trascurato – in qualità di presidente della commissione “Grandi Rischi”– nel 2009 la possibilità concreta che si potessero verificare terremoti nelle zone in cui solo cinque giorni dopo (era, per la precisione il 31 marzo 2009)  è avvenuto il fatale sisma di cui abbiamo tutti tristemente memoria.

Per non parlare poi dello scandalo delle massaggiatrici al Salaria Sport Village e quello del G8 de La Maddalena – poi trasferito in fretta e furia proprio a L’Aquila – per cui le inchieste sono ancora aperte.

Sì, io sono garantista, tuttavia sono fortemente convinto che Roma abbia oggi più che mai bisogno di “aria nuova”, di un’aria politica in cui siano prima di tutto evidenti la passione e l’impegno per una città devastata da piaghe come la corruzione, la cementificazione selvaggia, i vari affittopoli e Mafia Capitale. Ecco, Bertolaso al Campidoglio porterebbe con sé prima tutto il suo fardello di carichi penali pendenti che di certo non fanno bene ad una Roma che deve entrare in “convalescenza” e curare le ferite infette che ha.

Trecentonove (le vittime del sisma de L’Aquila) sono le persone di cui Bertolaso deve rispondere ancora oggi, per capire che responsabilità abbia avuto in merito: per questo trovo vergognoso che lo si candidi a Primo Cittadino. E Bertolaso stesso non ha avuto il coraggio né l’onestà intellettuale né il buon senso per tirarsi indietro da questa che, per lui, potrebbe essere solo una nuova gogna mediatica.

A Roma bisogna eliminare la corruzione per ricostruire il welfare, e con gli occhi puntati agli scheletri nell’armadio di Bertolaso avrebbero gioco facile i nomi noti del clientelismo e della corruzione.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/19/elezioni-roma-la-candidatura-di-bertolaso-e-una-vergogna/2477326/)

Movimento 5 Stelle: a Roma il centrosinistra li sottovaluta

da IlFattoQuotidiano.it

Non capisco l’atteggiamento che, nel centrosinistra, si sta manifestando nelle ultime ore nei confronti delle primarie del MoVimento 5 Stelle per la candidatura a sindaco di Roma. O meglio lo comprendo, ma da persona vicina ai movimenti (promotore delle prime primarie online in Italia), non posso davvero condividerlo. Ironizzare su 200 cittadini che si sono messi a disposizione della città con faccia, nome e cognome, per me, è un po’ superficiale.

Ad essere onesti non so quanti volti sarebbero in grado di trovare gli altri partiti se attuassero una campagna come quella dei grillini. E se anche ci riuscissero quelle facce riuscirebbero a trasmettere la stessa credibilità e pulizia delle videocandidature dei 5 stelle? Badate bene, quando parlo di credibilità non mi riferisco certo ai curricula dei candidati (alcuni dei quali senz’altro discutibili), ma alla convinzione che essi trasmettono, all’orgoglio con cui propongono le loro candidature.

No, nessuna sviolinata a Beppe Grillo e sostenitori. Il mio è piuttosto un segnale di allarme per un centrosinistra che si dimostra troppo sicuro di sé, al punto di commettere un errore gravissimo: sottovalutare l’avversario. Ricordate il Berlusconi che dava del “coglione” ai suoi detrattori? Tutti noi lo abbiamo criticato perché invece che confrontarsi con gli avversari sui programmi li derideva. Non vorrei che si commetta lo stesso errore con i video del Movimento.

La politica è contenuto: puntare il dito verso chi sta dall’altra parte, anziché esporre il proprio pensiero, significa, alla lunga, far comprendere al cittadino che non c’è altro, oltre a belle parole ben esposte. La mia candidatura a sindaco di Roma serve anche a questo; a cercare di rimettere in evidenza contenuti finiti nel dimenticatoio perché forse poco adatti ad hashtag o urla televisive, ma con i quali adesso dobbiamo fare i conti.

Si rideva quando parlavamo di utilizzare i dissuasori elettronici sul lungotevere, ma poi ci siamo trovati con la capitale bloccata a causa degli escrementi degli storni. Per non parlare dei livelli di inquinamento che hanno oltrepassato da tempo i limiti umanamente consentiti e che vengono goffamente contrastati con insulsi blocchi automobilistici di qualche ora, che creano più disagi che benefici. E poi gli allagamenti a causa della cementificazione schizofrenica, la diminuzione delle aree verdi in rapporto al numero di abitanti, gli sprechi energetici… Sono tutti temi che si collegano alla vita dei romani e che dall’essere banalizzati sono divenuti i principali problemi con cui i cittadini si ritrovano ad avere a che fare.

Roma ha problemi ben più grossi di 200 video del Movimento 5 Stelle. Anzi, 200 persone che decidono di metterci la faccia sono una bella notizia per la politica. Forse, anziché perdere tempo con dichiarazioni e tweet pungenti, bisognerebbe utilizzare quello stesso tempo per ascoltare le loro ragioni e per comprendere come mai quei 200 volti sono finiti su internet a chiedere qualcosa di diverso da quel che fin qui la politica gli ha offerto.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/m5s-a-roma-sbaglia-il-centrosinistra-a-sottovalutare-lavversario/2469937/)

La Leggenda della Banda del Trullo – Quattro ragazzi italiani approdati a Steam

da Il Post Viola

Giulia è l’unica donna del gruppo. Capelli rosso Noemi, che ormai quel colore con sfumature bronzee  si definisce così. Si capisce a colpo d’occhio che è la designer della banda, e che proviene da una famiglia di architetti. E’ seduta sul divano, nella loro sede, in via del Trullo. Alla sua destra Riccardo, che è il padrone di casa; alla sua sinistra il concept artist Niccolò, con lui Giulia condivide la passione creativa; Matteo sta in piedi, perché un leader deve guardare lontano, barba e capelli lunghi raccolti in un berretto stile hipster, agita le mani quando parla e ti guarda sempre fisso negli occhi.

Il loro nome ufficiale in realtà è Black Mist Studio, ma per tutti sono “La banda del Trullo”: tre ragazzi e una ragazza che sono riusciti ad approdare su Steam, la più grande piattaforma al mondo per i videogame online, riservata ai PC, con The Warden. Un videogioco pensato, realizzato e prodotto interamente da loro. Hanno fatto le scarpe a studi di produzione “Indie” che hanno alle spalle investitori che credono nelle idee dei giovani talenti e gli mettono a disposizione strutture e personale. Il loro numero fortunato è trenta. E se c’è chi viene ricordato aver utilizzato i trenta denari ricevuto per un tradimento che sarebbe passato alla storia, i loro trenta euro di budget iniziale sono già una leggenda da queste parti. Con quelli  sono riusciti a sconvolgere il panorama dei videogiochi partendo dalla camera da letto in questa palazzina, a ridosso della Portuense, metà Trullo e metà Monteverde.  Per il mio incontro con loro mi sono portato Alberto, mio figlio, perché io quanto a videogiochi sono rimasto all’ultima crociata di Indiana Jones, del 1989, che devo ancora finire. Alberto invece è un vero nativo digitale. Mi pentirò di averlo portato con me per questa intervista. Ma andiamo con ordine.

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

A questo punto voglio vedere i vostri “Studios”
Riccardo sorride e tutti si alzano dal divano, ci accompagnano nella stanza accanto. In mezzo a due letti è incastonata una scrivania e lì sopra c’è un grande schermo con sotto “la bestia”: un supercomputer con tante lucine e tre levette, sembra la macchina di “Ritorno al futuro”.

Avete realizzato tutto qui?
E’ il padrone di casa che risponde. “Il bar di Monteverde ci è servito per mettere a punto la storia e dividere i ruoli. Poi qui siamo andati avanti con la programmazione e  la realizzazione degli ambienti. Qui abbiamo litigato e risolto i problemi, il tutto grazie a  Matteo, che è quello che ha continuato a motivarci anche quando le cose sembravano andare male. Lui ha creduto fino in fondo che noi avremmo realizzato questa pazzia. Ed è grazie alla sua testardaggine se oggi parliamo con te di questo nostro successo e siamo stati lanciati nel firmamento della notorietà con l’articolo di Repubblica.

“Già, cosa è successo dopo l’articolo di Repubblica?
“I primi due o tre giorni sono stati un assalto. Ma, anche in questo caso ci siamo divisi i ruoli” spiega Matteo, il “motivatore”, che è il loro frontman anche con la stampa. “Io mi occupo dei giornalisti, Riccardo invece risponde su Steam a tutti coloro che chiedono pareri tecnici, Niccolò si occupa delle mail che arrivano dalla pagina e Giulia dei social, soprattutto Facebook”. “Si – aggiunge Giulia – non è bello da dirsi, ma purtroppo il fatto che sia donna mi rende tutto più semplice sui social network. I ragazzi interagiscono con me più di quanto farebbero – lo abbiamo testato – con un maschio.” Giulia questa cosa la buttà lì, come se fosse una cosa normale, ma si vede che le da parecchio fastidio.

Quindi decine di richieste di interviste?
“Neanche tanto”, rispondono in coro. Poi Niccolò mi spiega che “a parte il TG3 che dovrebbe fare un servizio, le reazioni ci sono state soprattutto tra i nostri amici. Per dirti – prosegue – abbiamo avuto più reazioni, ma soprattutto fuori dall’Italia, dopo aver messo il gioco su Steam. In quel momento abbiamo ricevuto richieste di piccole interviste da parte di siti specializzati e poi abbiamo “svoltato” quando uno yotuber ha giocato online a The Warden”

Ed è a questo punto che mi sono reso conto che il mio asso nella manica era Alberto, mio figlio. Ha cominciato a interloquire con loro su “Luke”, un ragazzo che realizza video nei quali spiega i giochi, giocando in diretta. E’ la nuova frontiera degli adolescenti che hanno cancellato dalla loro vita la TV: tutto quello che sanno del mondo lo stanno imparando dai loro coetanei che si riprendono mentre spiegano un gioco, viaggiano, cucinano, parlano della vita quotidiana. Con video, anche di bassa qualità, nei quali loro parlano in una piccola finestra in alto a sinistra mentre scorrono le immagini delle cose che tanno raccontando. Ma di questo parlerò in un altro articolo. E’ arrivato il momento del congedo da questi quattro fenomeni di Trullo/Monteverde. Mentre ho ancora il tempo di chieder loro se nessuno delle istituzioni (Municipio, Comune, Regione) si sia fatto sentire per cercare di capire se potessero aiutarli in qualche maniera.

“No assolutamente” tutti sembrano disinteressarsi a chi programma videogiochi in Italia.” Mi dice Matteo “Fossimo stati all’estero subito ci avrebbero contattato per “assorbirci” in qualche software house.” “Ma forse è proprio questo che ci ha stimolato” conclude Niccolò “noi siamo spiriti liberi e tali vogliamo rimanere. Se ci fossero stati dei finanziatori forse non avremmo mai raggiunto questo obiettivo.”

Già, l’Italia è un popolo di santi, poeti e…programmatori.

(Fonte: http://violapost.it/2016/02/14/la-leggenda-della-banda-del-trullo-quattro-ragazzi-italiani-approdati-a-steam/)

Inquinamento a Roma: le proposte per quando sarò sindaco

da IlFattoQuotidiano.it

Stasera a Presa Diretta si parlerà di inquinamento e del dieselgate che ha colpito la Volkswagen e, pare, anche la Renault, sui dati falsati delle emissioni delle automobili. Lo scandalo è ancora più grande visto che l’Europarlamento ha votato nei giorni scorsi una modifica del regolamento che consente di alzare le emissioni degli ossidi di azoto, le polveri sottilissime emesse dai motori diesel.

Nel reportage della trasmissione di Iacona Ben Barratt, che insegna Scienze della qualità dell’aria al King’s College di Londra, monitora le nanoparticelle a Roma, in particolar modo sul Muro Torto e sul Lungotevere, evidenziando come siano molto al di sopra della norma e ridicolizzando le centraline Arpa. Il professore spiega che le auto sono delle vere e prorie camere a gas. Alcuni pensano che siano meglio dei mezzi senza abitacolo, perché ci proteggerebbero, invece proprio dentro le nostre automobili le nanoparticelle si accumulano finendo irrimediabilmente respirate da noi i e dai nostri famigliari, causando danni a polmoni e gli altri organi interni. Per Barratt è molto meglio andare in bicicletta. E questo è quello che noi Verdi sosteniamo da anni. Sapevamo di vedere lontano quando abbiamo iniziato la battaglia condotta per ripristinare le piste ciclabili inspiegabilmente eliminate dai progetti del Giubileo.

Ma il professore del King’s College di Londra, nel servizio di Presa Diretta, non si ferma qui e spiega anche come stiano aumentando le black carbon e le particelle a loro legate, prodotte dai motori diesel. Gli ossidi di azoto, pericolosissimi per la salute. Proprio quelle particelle, che negli Usa hanno trovato superiori alla norma anche 40 volte, nelle auto diesel del gruppo Volkswagen.

Ecco perchè, quando sarò sindaco di Roma, prenderò quattro provvedimenti immediati:
1) Rivoluzionerò il monitoraggio degli inquinanti perché le centraline Arpa non bastano: ne servono di più e anche centraline mobili;
2) Ripristinerò tutti i progetti di piste ciclabili presentati in questi anni e poi mai attuati, ultimo in ordine di tempo quello delle 21 piste previste dal Giubileo. Lanciando anche un bando per la Velostazione a Termini;
3) Rilancerò la mobilità pubblica. Sostituendo gli autobus a gasolio (che sono la maggioranza) con gli elettrici o ibridi. Ripristinando immediatamente le 60 vetture elettriche che stanno marcendo nel deposito Atac di Trastevere;
4) Indagherò su chi e perché nel settembre del 2015 ha indetto un bando Atac per 700 vetture a gasolio, invece di optare per le ibride. Bando che sarà annullato a favore dei motori sostenibili.

E lo farò pensando solo alla difesa della salute dei cittadini, perché, rispetto agli altri interessi sono e sarò sempre #FuoriControllo.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/14/inquinamento-a-roma-ecco-cosa-faro-se-saro-sindaco/2464414/)

Non scendo in campo ma voglio essere il sindaco di Roma

da Huffingtonpost.it

E no, per favore, non dite così. Se avessi previsto che la mia decisione di presentarmi alle primarie di Roma, per la scelta del candidato a sindaco di centrosinistra, sarebbe stata sintetizzata dai giornalisti con la frase: “Scende in campo Mascia” l’avrei chiarito fin da subito.

Non scendo in campo, perché non stiamo parlando di calcio, ma del futuro della nostra città. E non è un gioco, ma una questione molto seria visto che quello che resta del nostro territorio sta scomparendo sotto il cemento; noi, i nostri amici e i nostri parenti ci ammaliamo sotto la cappa di questo inquinamento che ci brucia l’anima, oltre che i polmoni; c’è chi sta tentando di privatizzare tutto, anche le scuole per l’infanzia dei nostri figli; viviamo quotidianamente la mancanza di attenzione per i più fragili e la mancanza di tutela per i nostri amici animali; non vengono garantiti i diritti personali dell’uomo, ad esempio quello di vedere ufficializzata un’unione civile.

Non scendo in campo, perché questa frase, in politica, non mi è mai piaciuta. E il primo che l’ha pronunciata è stato il nemico numero uno degli interessi degli italiani. Non scendo in campo, perché non è cosi che vedo le cose: a Roma c’è la possibilità di portare, finalmente l’ecologia al centro delle scelte dei cittadini. Perché sfido chiunque a spiegarmi in quale campo dovrebbe stare la mobilità sostenibile e in quale altro la Green economy, in quale la difesa della salute dei cittadini e la lotta contro partitocrazia, apparati e speculatori. I temi ambientali sono trasversali, e non sono tali se non si parte dalla ecologia della mente.

Non scendo in campo perché credo fermamente che la conversione ecologica non possa partire senza la cultura della convivenza. E questa conversione deve partire dalle cose quotidiane, che ci toccano tutti a partire dalle più semplici. Per esempio mangiare cibi sani e dell’agricoltura locale, poter girare in bicicletta nella nostra città senza rischiare di essere investiti, garantire il diritto alla scuola pubblica per i nostri bambini fin dall’infanzia, permettere ai giovani innovatori della città di avere gli spazi e le risorse per inventare e contribuire al benessere economico della Capitale.

Non scendo in campo perché l’ecologia può (e deve) stare in un “campo”, ma non minoritario. La difesa dell’ambiente è una vocazione maggioritaria e deve arrivare in tutte le case per migliorare le nostre vite. E non c’è più tempo da perdere, che ne abbiamo perso troppo. Purtroppo si vedono le conseguenze di una città allo sbando, anche perché non si è lasciato lavorare fino alla fine il sindaco precedente e legittimamente eletto. Noi ecologisti ci proponiamo di riportare Roma sulla retta via.

Non scendo in campo perché non sono più i tempi del papà di Benigni: adesso è meglio farla a casa propria. Non scendo in campo ma mi metto a disposizione della città con preoccupazione perché anche Ignazio Marino non stava al gioco e l’hanno fatto fuori. Non scendo in campo ma propongo un rivoluzione per governare la nostra città come non è mai stato fatto prima: è arrivato il momento di far sentire la nostra voce e se io riuscirò a fare da amplificatore sarà già questo una prima e importante vittoria. E poi magari arriva anche il secondo: scacciare i mercanti dal tempio.

(Fonte: http://www.huffingtonpost.it/gianfranco-mascia/non-scendo-in-campo-ma-voglio-essere-il-sindaco-di-roma_b_9206902.html)

 

Referendum anti-trivelle: scelta incomprensibile di non fare Election Day

da IlFattoQuotidiano.it

Ieri sono stato davanti a Montecitorio insieme ai molti manifestanti di Greenpeace e non solo, per chiedere al governo l’Election Day.

Il tema centrale era il referendum contro le trivellazioni, che volevamo in contemporanea con il primo turno delle elezioni amministrative della prossima primavera. Da candidato come sindaco di Roma alle primarie del centrosinistra, ho chiesto a gran voce l’Election Day e ho chiesto agli altri candidati di esprimersi, per una questione di coscienza: prima di tutto per la tematica così importante come quella delle trivellazioni, che causerebbero un impatto ambientale gravissimo per l’ecosistema, ma anche per una questione di natura economica. Inserendo il referendum nel primo turno di elezioni amministrative si sarebbero risparmiati 300 milioni di euro per una nuova apertura dei seggi e tutto ciò che ne comporta. Ma nessuno degli altri candidati mi ha seguito su questa strada e, quel che è peggio, il governo alla fine ha deciso di votare separatamente, imponendo la data del 17 aprile per il referendum NoTriv.

Peccato, perché l’election day sarebbe stato un atto di responsabilità; non solo nei confronti dell’ambiente, che da sempre è uno dei temi che mi sta più a cuore, ma anche responsabilità civile per evitare alle casse statali una spesa enormemente maggiore rispetto a quella che dovremmo affrontare con una votazione ex novo.

La responsabilità da “padre di famiglia”, dovrebbe far parte di quel sentire comune che porta alla coesione delle forze per avere un Paese migliore, più sostenibile, non solo da un punto di vista strettamente ecologico e ambientalista. Visto che il governo non sembra sentirla, lo faremo noi.

Con l’impegno di tutti per vincere anche questa sfida e portare tutti a votare SI all’abrogazione della norma che fermerà le trivelle pronte a distruggere e inquinare. Dobbiamo farlo per noi, per l’ambiente e per il nostro futuro.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/11/referendum-anti-trivelle-incomprensibile-la-scelta-di-non-fare-un-election-day/2455144/)

Fondi Smog: che fine hanno fatto? Lettera aperta a Delrio

da Il Post Viola

Caro Graziano Delrio,

abbiamo saputo che oggi sarai presente, in qualità di Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, alla Commissione Ambiente per parlare di mobilità sostenibile e lotta all’inquinamento cittadino.

Avrai visto che, dopo l’emergenza di fine anno, anche a Roma sono giorni che è tornato l’allarme inquinamento dovuto al fatto che le polveri sottili (PM10) sono superiori ai limiti di legge in molte centraline della città. Stesso problema anche in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e in tante altre città italiane.

Ti scriviamo da cittadini che vivono nella Capitale e subiscono quotidianamente l’inquinamento causato, non solo, dalle polveri sottili, sapendo che tu sei particolarmente sensibile a queste tematiche.

Tu sai bene che il problema dell’inquinamento in città si risolve “strutturalmente” solo incentivando la mobilità pubblica.

Per questo ti chiediamo in primo luogo di spiegare il motivo per cui a Roma ci sono ben 60 autobus elettrici che rimangono in deposito per mancanza di manutenzione e ti chiedendoti di indagare e verificare se è possibile rimettere in pista questa flotta di mobilità sostenibile che è un vero peccato rimanga ogni giorno inutilizzata.

Magari si potrebbe attingere ai 12 milioni di euro previsti nell’art. 2 del protocollo d’intesa ANCI-Ministero dell’Ambiente del dicembre scorso, presentato come la Panacea che avrebbe risolto tutti i problemi dell’inquinamento, e che è rimasto ancora lettera morta, visto che quei 12 milioni di euro nessuno li ha più visti.

E’ indispensabile sbloccarli immediatamente, ad esempio per investirli nel ticket giornaliero per i mezzi pubblici a 1,5 €, che consentirebbe di alleggerire le strade dall’inquinamento del traffico privato. Oppure per mettere rimedio al disastro della Roma Lido che quotidianamente costringe i pendolari a un calvario infinito.

E anche l’investimento di 700 milioni per i privati e i 200 per il pubblico rivolti a interventi per l’efficienza energetica , che fine ha fatto? Si è perso nelle 149 pagine delle «Regole applicative del conto termico».

Saprai sicuramente che un Rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), ha evidenziato che l’Italia è il Paese dell’Unione europea che segna il record del numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria. Nel solo 2012 i decessi riconducibili all’inquinamento sono stati circa 84.400, su un totale a livello europeo di 491 mila. E il primo impegno del Governo (al pari di quello del Sindaco) dovrebbe essere quello di salvaguardare la salute dei cittadini.

Visto che una delle maggiori fonti di inquinamento da polveri sottili è il riscaldamento, ti chiediamo di sbloccare subito i 900 milioni di fondi che avete stanziato per consentire la conversione ecologica degli impianti dei condomini, delle case private, delle strutture pubbliche. Essere più rigidi con i Comuni che dovrebbero controllare le caldaie, è un altro punto che ti chiediamo di prendere in considerazione, visto che il Comune di Roma, ad esempio, non ha ancora rinnovato la convenzione del “Bollino Blu” con i manutentori della caldaie private e pubbliche.

In ultimo, da ciclisti a ciclista, ti chiediamo di riprendere in mano l’idea – che avevi lanciato nei mesi scorsi– di un Piano Nazionale della mobilità ciclistica. Perché qui a Roma la situazione è veramente triste per noi ciclisti urbani. A parte il grande progetto del GRAB (che però incide poco sulla mobilità urbana), forse saprai che per il Giubileo era stata prevista la realizzazione di 21 piste ciclabili “leggere” che non sono state mai progettate né tanto meno realizzate. Oppure capita che si realizza il corridoio Laurentina-Tor Pagnotta con la corsia preferenziale per gli autobus, indicando nel progetto anche una pista ciclabile bi-direzionale mai realizzata. Disattendendo completamente l’art. 10 della 366/98 sulla mobilità ciclistica.

Insomma, caro Ministro Delrio, abbiamo fiducia che nell’audizione in Commissione Ambiente alla Camera di oggi, tu riesca a pensare al problema dell’inquinamento nelle città non solo quando le centraline “impazziscono” (come oggi a Roma, Milano e in tantissime altre città italiane) ma con impegni strutturali che affrontino il problema alla radice.

(Fonte: http://violapost.it/2016/01/27/che-fine-hanno-fatto-i-fondi-per-lo-smog-lettera-aperta-a-delrio/)