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Canili di Roma: come sono scelte le strutture private?

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da IlFattoQuotidiano.it

Cento persone che rischiano di perdere il posto di lavoro e strutture pubbliche su cui sono stati investiti diversi milioni di euro che rischiano di essere abbandonate, da un giorno all’altro e senza una spiegazione logica. E’ questa la sintesi estrema di quello che sta accadendo ai canili comunali di Roma dove ieri è già stato chiuso il canile rifugio di Vitinia Ex Poverello e dove si sta mettendo in discussione anche quello della Muratella, canile sanitario dove, insieme ai volontari, operano anche i veterinari della Regione Lazio.

Quello che sta avvenendo con la struttura commissariale è una vera e propria privatizzazione dei canili, che, con la solita scusa dell’emergenza sta avvenendo con procedure non trasparenti che affidano a strutture private la gestione degli animali randagi, precedentemente curati da volontari e specialisti nelle strutture comunali, a imprese private. Ovviamente senza bandi e con affidamento diretto.

I bandi, invece, sono proprio quello che l’Associazione Avcpp, attraverso il suo presidente Giuseppe Villirillo, chiedono da mesi al Comune. Chiedono procedure trasparenti nelle quali possano competere anche quelle strutture che fino ad oggi hanno gestito i canili comunali e che, invece, sono stati messi alla porta dalle istituzioni senza alcuna spiegazione. Oltre al destino di cento persone che lavorano nei canili comunali in gioco ci sono le condizioni di vita dei nostri amici animali, 650 cani e 50 gatti delle ex strutture pubbliche, che saranno trasferiti in canili privati (in parte con la chiusura dell’Ex Poverello già lo sono stati).

Ci piacerebbe che il commissario Tronca rispondesse a qualche domanda sulla questione. Ci piacerebbe che il prefetto venuto da Milano ci raccontasse quali sono i criteri per cui sono state scelte le strutture private. Ci piacerebbe che ci spiegasse perché, emergenza per emergenza e soluzione temporanea per situazione temporanea non sia stato possibile evitare la deportazione degli animali, lasciandoli nelle strutture comunali dove venivano accuditi in attesa di una adozione. Questo non è accettabile, significa trarre guadagno dalle sofferenze di animali, che finora sono state alleviate in modo magistrale.

I canili comunali non vanno smantellati e il servizio che garantiscono non va privatizzato. Fino all’espletamento della gara europea per l’assegnazione della gestione dei canili ad associazioni o società qualificate con esperienze di cura degli animali, è necessaria una proroga delle attuali gestioni di tutti e tre i canili fino. Per questo e per fare chiarezza su quanto sta avvenendo, come ho già detto, abbiamo chiesto un incontro urgente sui canili comunali al commissario Tronca. Abbiamo sentito molte storie che non ci sono piaciute sulle scorse assegnazioni e pretendiamo che venga trattata con serietà e trasparenza la prossima gara, perché l’appalto venga destinato ad aziende che abbiano davvero interesse a gestire le vite (perché non scordiamoci che di vite stiamo parlando) di centinaia tra cani e gatti.

(fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/26/canili-di-roma-con-quali-criteri-vengono-scelte-le-strutture-private/2495782/)

Bertolaso candidato sindaco di Roma? Una vergogna

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da IlFattoQuotidiano.it

E’ una vergogna che Guido Bertolaso, un imputato per omicidio colposo, sia il candidato sindaco di una città che ha subito il dramma di Mafia capitale e dove i cittadini pagano l’Irpef più alta d’Italia a causa della corruzione.

Già, perché Bertolaso è stato candidato direttamente da Berlusconi – come ormai tutti ben sanno – al Campidoglio e, insomma cosa ci potevamo aspettare? Dopo il coerente e garbato rifiuto di Rita Dalla Chiesa ed un periodo in cui il centrodestra ha palesemente brancolato nel buio è spuntato, a sorpresa, ma forse non troppo, il nome di Guido Bertolaso.
Per la guida della Capitale è stato scelto colui che nel 2012 è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura dell’Aquila per omicidio colposo. Indagine che gli è stata procurata per aver trascurato – in qualità di presidente della commissione “Grandi Rischi”– nel 2009 la possibilità concreta che si potessero verificare terremoti nelle zone in cui solo cinque giorni dopo (era, per la precisione il 31 marzo 2009)  è avvenuto il fatale sisma di cui abbiamo tutti tristemente memoria.

Per non parlare poi dello scandalo delle massaggiatrici al Salaria Sport Village e quello del G8 de La Maddalena – poi trasferito in fretta e furia proprio a L’Aquila – per cui le inchieste sono ancora aperte.

Sì, io sono garantista, tuttavia sono fortemente convinto che Roma abbia oggi più che mai bisogno di “aria nuova”, di un’aria politica in cui siano prima di tutto evidenti la passione e l’impegno per una città devastata da piaghe come la corruzione, la cementificazione selvaggia, i vari affittopoli e Mafia Capitale. Ecco, Bertolaso al Campidoglio porterebbe con sé prima tutto il suo fardello di carichi penali pendenti che di certo non fanno bene ad una Roma che deve entrare in “convalescenza” e curare le ferite infette che ha.

Trecentonove (le vittime del sisma de L’Aquila) sono le persone di cui Bertolaso deve rispondere ancora oggi, per capire che responsabilità abbia avuto in merito: per questo trovo vergognoso che lo si candidi a Primo Cittadino. E Bertolaso stesso non ha avuto il coraggio né l’onestà intellettuale né il buon senso per tirarsi indietro da questa che, per lui, potrebbe essere solo una nuova gogna mediatica.

A Roma bisogna eliminare la corruzione per ricostruire il welfare, e con gli occhi puntati agli scheletri nell’armadio di Bertolaso avrebbero gioco facile i nomi noti del clientelismo e della corruzione.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/19/elezioni-roma-la-candidatura-di-bertolaso-e-una-vergogna/2477326/)

Movimento 5 Stelle: a Roma il centrosinistra li sottovaluta

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da IlFattoQuotidiano.it

Non capisco l’atteggiamento che, nel centrosinistra, si sta manifestando nelle ultime ore nei confronti delle primarie del MoVimento 5 Stelle per la candidatura a sindaco di Roma. O meglio lo comprendo, ma da persona vicina ai movimenti (promotore delle prime primarie online in Italia), non posso davvero condividerlo. Ironizzare su 200 cittadini che si sono messi a disposizione della città con faccia, nome e cognome, per me, è un po’ superficiale.

Ad essere onesti non so quanti volti sarebbero in grado di trovare gli altri partiti se attuassero una campagna come quella dei grillini. E se anche ci riuscissero quelle facce riuscirebbero a trasmettere la stessa credibilità e pulizia delle videocandidature dei 5 stelle? Badate bene, quando parlo di credibilità non mi riferisco certo ai curricula dei candidati (alcuni dei quali senz’altro discutibili), ma alla convinzione che essi trasmettono, all’orgoglio con cui propongono le loro candidature.

No, nessuna sviolinata a Beppe Grillo e sostenitori. Il mio è piuttosto un segnale di allarme per un centrosinistra che si dimostra troppo sicuro di sé, al punto di commettere un errore gravissimo: sottovalutare l’avversario. Ricordate il Berlusconi che dava del “coglione” ai suoi detrattori? Tutti noi lo abbiamo criticato perché invece che confrontarsi con gli avversari sui programmi li derideva. Non vorrei che si commetta lo stesso errore con i video del Movimento.

La politica è contenuto: puntare il dito verso chi sta dall’altra parte, anziché esporre il proprio pensiero, significa, alla lunga, far comprendere al cittadino che non c’è altro, oltre a belle parole ben esposte. La mia candidatura a sindaco di Roma serve anche a questo; a cercare di rimettere in evidenza contenuti finiti nel dimenticatoio perché forse poco adatti ad hashtag o urla televisive, ma con i quali adesso dobbiamo fare i conti.

Si rideva quando parlavamo di utilizzare i dissuasori elettronici sul lungotevere, ma poi ci siamo trovati con la capitale bloccata a causa degli escrementi degli storni. Per non parlare dei livelli di inquinamento che hanno oltrepassato da tempo i limiti umanamente consentiti e che vengono goffamente contrastati con insulsi blocchi automobilistici di qualche ora, che creano più disagi che benefici. E poi gli allagamenti a causa della cementificazione schizofrenica, la diminuzione delle aree verdi in rapporto al numero di abitanti, gli sprechi energetici… Sono tutti temi che si collegano alla vita dei romani e che dall’essere banalizzati sono divenuti i principali problemi con cui i cittadini si ritrovano ad avere a che fare.

Roma ha problemi ben più grossi di 200 video del Movimento 5 Stelle. Anzi, 200 persone che decidono di metterci la faccia sono una bella notizia per la politica. Forse, anziché perdere tempo con dichiarazioni e tweet pungenti, bisognerebbe utilizzare quello stesso tempo per ascoltare le loro ragioni e per comprendere come mai quei 200 volti sono finiti su internet a chiedere qualcosa di diverso da quel che fin qui la politica gli ha offerto.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/m5s-a-roma-sbaglia-il-centrosinistra-a-sottovalutare-lavversario/2469937/)

La Leggenda della Banda del Trullo – Quattro ragazzi italiani approdati a Steam

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da Il Post Viola

Giulia è l’unica donna del gruppo. Capelli rosso Noemi, che ormai quel colore con sfumature bronzee  si definisce così. Si capisce a colpo d’occhio che è la designer della banda, e che proviene da una famiglia di architetti. E’ seduta sul divano, nella loro sede, in via del Trullo. Alla sua destra Riccardo, che è il padrone di casa; alla sua sinistra il concept artist Niccolò, con lui Giulia condivide la passione creativa; Matteo sta in piedi, perché un leader deve guardare lontano, barba e capelli lunghi raccolti in un berretto stile hipster, agita le mani quando parla e ti guarda sempre fisso negli occhi.

Il loro nome ufficiale in realtà è Black Mist Studio, ma per tutti sono “La banda del Trullo”: tre ragazzi e una ragazza che sono riusciti ad approdare su Steam, la più grande piattaforma al mondo per i videogame online, riservata ai PC, con The Warden. Un videogioco pensato, realizzato e prodotto interamente da loro. Hanno fatto le scarpe a studi di produzione “Indie” che hanno alle spalle investitori che credono nelle idee dei giovani talenti e gli mettono a disposizione strutture e personale. Il loro numero fortunato è trenta. E se c’è chi viene ricordato aver utilizzato i trenta denari ricevuto per un tradimento che sarebbe passato alla storia, i loro trenta euro di budget iniziale sono già una leggenda da queste parti. Con quelli  sono riusciti a sconvolgere il panorama dei videogiochi partendo dalla camera da letto in questa palazzina, a ridosso della Portuense, metà Trullo e metà Monteverde.  Per il mio incontro con loro mi sono portato Alberto, mio figlio, perché io quanto a videogiochi sono rimasto all’ultima crociata di Indiana Jones, del 1989, che devo ancora finire. Alberto invece è un vero nativo digitale. Mi pentirò di averlo portato con me per questa intervista. Ma andiamo con ordine.

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

La leggenda parla di un incontro al bar, in una notte buia e tempestosa…
“Questo inizio ci piace molto, anche perché qui siamo tutti appassionati di cinema” spiega Matteo, indicando soprattutto Niccolò “ma mettiamola così anche se la notte non era poi così tempestosa, l’idea l’abbiamo avuta proprio in un bar di Monteverde. Erano giorni che stavamo cincischiando con alcuni videogiochi che avevamo scaricato da Steam, non ce n’era nessuno che ci piaceva. A noi gli “sparatutto” non piacciono molto, siamo piuttosto appassionati dei giochi “in prima persona” dove bisogna affrontare diverse abilità.  “Sì” lo interrompe Niccolò “lui è il vero smanettone del gruppo, difficile stargli dietro. Finisce tutte le storie in un baleno. E poi stressa me col fatto che si annoia. Quella sera è partito tutto per scherzo. Io gli ho detto: ma come lo immagineresti un videogioco fico? E lui è partito di fantasia. Io gli sono andato dietro e, quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati con una bella storia tra le mani.”

Che si tratti di cinema, di teatro o di videogiochi, alla fine quello che conta è sempre una bella storia, no?
“Esatto” interviene Giulia “anche se io, quando quella sera mi hanno chiamato, ho pensato che avevano esagerato con le birre. Ma quando mi hanno raccontato la storia chiedendomi di disegnare gli ambienti ho capito che facevano sul serio. E mi sono messa al lavoro, anche se non avevo idea su come fare. Io studio matematica, anche se in famiglia la carta millimetrata è di casa. Alla fine ho dovuto improvvisarmi come level designer. Fino ad allora non avevo idea di cosa volesse dire. Ho imparato strada facendo.”

“Anche io” questo è Riccardo, il programmatore “ho dovuto imparare ad utilizzare il software per creare videogiochi, Unity, praticamente partendo da zero. Fino ad allora avevo fatto piccole cose di programmazione. Ma mi sono messo sotto e in una settimana sono diventato un esperto. Tutto quello che sappiamo fare in questo settore lo abbiamo imparato creando il videogioco. Tanto allora – stiamo parlando di nove mesi fa – ero disoccupato.”

E adesso?
“Grazie alla risonanza che ha avuto il videogioco, una software house che produce App per smartphone di Roma, mi ha offerto un contratto, e dopo lo hanno offerto anche a Matteo.”

E qui mi sfugge  la banalissima domanda: “Quindi voi avete resistito al richiamo dei cervelli in fuga?”
Matteo e Riccardo si guardano e sorridono. “Guarda che in questo settore non c’è nessun bisogno di muoversi per lavorare” mi fa il primo. E gli fa eco il secondo:”Con Skype e le piattaforme di condivisone di lavoro online molti “studios” di produzione fisicamente non hanno sede. Sono solo luoghi virtuali.” Infatti, aggiunge il secondo: ”Ciascuno può rimanere comodamente seduto davanti al computer per lavorare al pezzo della storia che gli compete, che sia programmazione, level design o concept design.”

A questo punto voglio vedere i vostri “Studios”
Riccardo sorride e tutti si alzano dal divano, ci accompagnano nella stanza accanto. In mezzo a due letti è incastonata una scrivania e lì sopra c’è un grande schermo con sotto “la bestia”: un supercomputer con tante lucine e tre levette, sembra la macchina di “Ritorno al futuro”.

Avete realizzato tutto qui?
E’ il padrone di casa che risponde. “Il bar di Monteverde ci è servito per mettere a punto la storia e dividere i ruoli. Poi qui siamo andati avanti con la programmazione e  la realizzazione degli ambienti. Qui abbiamo litigato e risolto i problemi, il tutto grazie a  Matteo, che è quello che ha continuato a motivarci anche quando le cose sembravano andare male. Lui ha creduto fino in fondo che noi avremmo realizzato questa pazzia. Ed è grazie alla sua testardaggine se oggi parliamo con te di questo nostro successo e siamo stati lanciati nel firmamento della notorietà con l’articolo di Repubblica.

“Già, cosa è successo dopo l’articolo di Repubblica?
“I primi due o tre giorni sono stati un assalto. Ma, anche in questo caso ci siamo divisi i ruoli” spiega Matteo, il “motivatore”, che è il loro frontman anche con la stampa. “Io mi occupo dei giornalisti, Riccardo invece risponde su Steam a tutti coloro che chiedono pareri tecnici, Niccolò si occupa delle mail che arrivano dalla pagina e Giulia dei social, soprattutto Facebook”. “Si – aggiunge Giulia – non è bello da dirsi, ma purtroppo il fatto che sia donna mi rende tutto più semplice sui social network. I ragazzi interagiscono con me più di quanto farebbero – lo abbiamo testato – con un maschio.” Giulia questa cosa la buttà lì, come se fosse una cosa normale, ma si vede che le da parecchio fastidio.

Quindi decine di richieste di interviste?
“Neanche tanto”, rispondono in coro. Poi Niccolò mi spiega che “a parte il TG3 che dovrebbe fare un servizio, le reazioni ci sono state soprattutto tra i nostri amici. Per dirti – prosegue – abbiamo avuto più reazioni, ma soprattutto fuori dall’Italia, dopo aver messo il gioco su Steam. In quel momento abbiamo ricevuto richieste di piccole interviste da parte di siti specializzati e poi abbiamo “svoltato” quando uno yotuber ha giocato online a The Warden”

Ed è a questo punto che mi sono reso conto che il mio asso nella manica era Alberto, mio figlio. Ha cominciato a interloquire con loro su “Luke”, un ragazzo che realizza video nei quali spiega i giochi, giocando in diretta. E’ la nuova frontiera degli adolescenti che hanno cancellato dalla loro vita la TV: tutto quello che sanno del mondo lo stanno imparando dai loro coetanei che si riprendono mentre spiegano un gioco, viaggiano, cucinano, parlano della vita quotidiana. Con video, anche di bassa qualità, nei quali loro parlano in una piccola finestra in alto a sinistra mentre scorrono le immagini delle cose che tanno raccontando. Ma di questo parlerò in un altro articolo. E’ arrivato il momento del congedo da questi quattro fenomeni di Trullo/Monteverde. Mentre ho ancora il tempo di chieder loro se nessuno delle istituzioni (Municipio, Comune, Regione) si sia fatto sentire per cercare di capire se potessero aiutarli in qualche maniera.

“No assolutamente” tutti sembrano disinteressarsi a chi programma videogiochi in Italia.” Mi dice Matteo “Fossimo stati all’estero subito ci avrebbero contattato per “assorbirci” in qualche software house.” “Ma forse è proprio questo che ci ha stimolato” conclude Niccolò “noi siamo spiriti liberi e tali vogliamo rimanere. Se ci fossero stati dei finanziatori forse non avremmo mai raggiunto questo obiettivo.”

Già, l’Italia è un popolo di santi, poeti e…programmatori.

(Fonte: http://violapost.it/2016/02/14/la-leggenda-della-banda-del-trullo-quattro-ragazzi-italiani-approdati-a-steam/)

Inquinamento a Roma: le proposte per quando sarò sindaco

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da IlFattoQuotidiano.it

Stasera a Presa Diretta si parlerà di inquinamento e del dieselgate che ha colpito la Volkswagen e, pare, anche la Renault, sui dati falsati delle emissioni delle automobili. Lo scandalo è ancora più grande visto che l’Europarlamento ha votato nei giorni scorsi una modifica del regolamento che consente di alzare le emissioni degli ossidi di azoto, le polveri sottilissime emesse dai motori diesel.

Nel reportage della trasmissione di Iacona Ben Barratt, che insegna Scienze della qualità dell’aria al King’s College di Londra, monitora le nanoparticelle a Roma, in particolar modo sul Muro Torto e sul Lungotevere, evidenziando come siano molto al di sopra della norma e ridicolizzando le centraline Arpa. Il professore spiega che le auto sono delle vere e prorie camere a gas. Alcuni pensano che siano meglio dei mezzi senza abitacolo, perché ci proteggerebbero, invece proprio dentro le nostre automobili le nanoparticelle si accumulano finendo irrimediabilmente respirate da noi i e dai nostri famigliari, causando danni a polmoni e gli altri organi interni. Per Barratt è molto meglio andare in bicicletta. E questo è quello che noi Verdi sosteniamo da anni. Sapevamo di vedere lontano quando abbiamo iniziato la battaglia condotta per ripristinare le piste ciclabili inspiegabilmente eliminate dai progetti del Giubileo.

Ma il professore del King’s College di Londra, nel servizio di Presa Diretta, non si ferma qui e spiega anche come stiano aumentando le black carbon e le particelle a loro legate, prodotte dai motori diesel. Gli ossidi di azoto, pericolosissimi per la salute. Proprio quelle particelle, che negli Usa hanno trovato superiori alla norma anche 40 volte, nelle auto diesel del gruppo Volkswagen.

Ecco perchè, quando sarò sindaco di Roma, prenderò quattro provvedimenti immediati:
1) Rivoluzionerò il monitoraggio degli inquinanti perché le centraline Arpa non bastano: ne servono di più e anche centraline mobili;
2) Ripristinerò tutti i progetti di piste ciclabili presentati in questi anni e poi mai attuati, ultimo in ordine di tempo quello delle 21 piste previste dal Giubileo. Lanciando anche un bando per la Velostazione a Termini;
3) Rilancerò la mobilità pubblica. Sostituendo gli autobus a gasolio (che sono la maggioranza) con gli elettrici o ibridi. Ripristinando immediatamente le 60 vetture elettriche che stanno marcendo nel deposito Atac di Trastevere;
4) Indagherò su chi e perché nel settembre del 2015 ha indetto un bando Atac per 700 vetture a gasolio, invece di optare per le ibride. Bando che sarà annullato a favore dei motori sostenibili.

E lo farò pensando solo alla difesa della salute dei cittadini, perché, rispetto agli altri interessi sono e sarò sempre #FuoriControllo.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/14/inquinamento-a-roma-ecco-cosa-faro-se-saro-sindaco/2464414/)

Non scendo in campo ma voglio essere il sindaco di Roma

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da Huffingtonpost.it

E no, per favore, non dite così. Se avessi previsto che la mia decisione di presentarmi alle primarie di Roma, per la scelta del candidato a sindaco di centrosinistra, sarebbe stata sintetizzata dai giornalisti con la frase: “Scende in campo Mascia” l’avrei chiarito fin da subito.

Non scendo in campo, perché non stiamo parlando di calcio, ma del futuro della nostra città. E non è un gioco, ma una questione molto seria visto che quello che resta del nostro territorio sta scomparendo sotto il cemento; noi, i nostri amici e i nostri parenti ci ammaliamo sotto la cappa di questo inquinamento che ci brucia l’anima, oltre che i polmoni; c’è chi sta tentando di privatizzare tutto, anche le scuole per l’infanzia dei nostri figli; viviamo quotidianamente la mancanza di attenzione per i più fragili e la mancanza di tutela per i nostri amici animali; non vengono garantiti i diritti personali dell’uomo, ad esempio quello di vedere ufficializzata un’unione civile.

Non scendo in campo, perché questa frase, in politica, non mi è mai piaciuta. E il primo che l’ha pronunciata è stato il nemico numero uno degli interessi degli italiani. Non scendo in campo, perché non è cosi che vedo le cose: a Roma c’è la possibilità di portare, finalmente l’ecologia al centro delle scelte dei cittadini. Perché sfido chiunque a spiegarmi in quale campo dovrebbe stare la mobilità sostenibile e in quale altro la Green economy, in quale la difesa della salute dei cittadini e la lotta contro partitocrazia, apparati e speculatori. I temi ambientali sono trasversali, e non sono tali se non si parte dalla ecologia della mente.

Non scendo in campo perché credo fermamente che la conversione ecologica non possa partire senza la cultura della convivenza. E questa conversione deve partire dalle cose quotidiane, che ci toccano tutti a partire dalle più semplici. Per esempio mangiare cibi sani e dell’agricoltura locale, poter girare in bicicletta nella nostra città senza rischiare di essere investiti, garantire il diritto alla scuola pubblica per i nostri bambini fin dall’infanzia, permettere ai giovani innovatori della città di avere gli spazi e le risorse per inventare e contribuire al benessere economico della Capitale.

Non scendo in campo perché l’ecologia può (e deve) stare in un “campo”, ma non minoritario. La difesa dell’ambiente è una vocazione maggioritaria e deve arrivare in tutte le case per migliorare le nostre vite. E non c’è più tempo da perdere, che ne abbiamo perso troppo. Purtroppo si vedono le conseguenze di una città allo sbando, anche perché non si è lasciato lavorare fino alla fine il sindaco precedente e legittimamente eletto. Noi ecologisti ci proponiamo di riportare Roma sulla retta via.

Non scendo in campo perché non sono più i tempi del papà di Benigni: adesso è meglio farla a casa propria. Non scendo in campo ma mi metto a disposizione della città con preoccupazione perché anche Ignazio Marino non stava al gioco e l’hanno fatto fuori. Non scendo in campo ma propongo un rivoluzione per governare la nostra città come non è mai stato fatto prima: è arrivato il momento di far sentire la nostra voce e se io riuscirò a fare da amplificatore sarà già questo una prima e importante vittoria. E poi magari arriva anche il secondo: scacciare i mercanti dal tempio.

(Fonte: http://www.huffingtonpost.it/gianfranco-mascia/non-scendo-in-campo-ma-voglio-essere-il-sindaco-di-roma_b_9206902.html)

 

Referendum anti-trivelle: scelta incomprensibile di non fare Election Day

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da IlFattoQuotidiano.it

Ieri sono stato davanti a Montecitorio insieme ai molti manifestanti di Greenpeace e non solo, per chiedere al governo l’Election Day.

Il tema centrale era il referendum contro le trivellazioni, che volevamo in contemporanea con il primo turno delle elezioni amministrative della prossima primavera. Da candidato come sindaco di Roma alle primarie del centrosinistra, ho chiesto a gran voce l’Election Day e ho chiesto agli altri candidati di esprimersi, per una questione di coscienza: prima di tutto per la tematica così importante come quella delle trivellazioni, che causerebbero un impatto ambientale gravissimo per l’ecosistema, ma anche per una questione di natura economica. Inserendo il referendum nel primo turno di elezioni amministrative si sarebbero risparmiati 300 milioni di euro per una nuova apertura dei seggi e tutto ciò che ne comporta. Ma nessuno degli altri candidati mi ha seguito su questa strada e, quel che è peggio, il governo alla fine ha deciso di votare separatamente, imponendo la data del 17 aprile per il referendum NoTriv.

Peccato, perché l’election day sarebbe stato un atto di responsabilità; non solo nei confronti dell’ambiente, che da sempre è uno dei temi che mi sta più a cuore, ma anche responsabilità civile per evitare alle casse statali una spesa enormemente maggiore rispetto a quella che dovremmo affrontare con una votazione ex novo.

La responsabilità da “padre di famiglia”, dovrebbe far parte di quel sentire comune che porta alla coesione delle forze per avere un Paese migliore, più sostenibile, non solo da un punto di vista strettamente ecologico e ambientalista. Visto che il governo non sembra sentirla, lo faremo noi.

Con l’impegno di tutti per vincere anche questa sfida e portare tutti a votare SI all’abrogazione della norma che fermerà le trivelle pronte a distruggere e inquinare. Dobbiamo farlo per noi, per l’ambiente e per il nostro futuro.

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/11/referendum-anti-trivelle-incomprensibile-la-scelta-di-non-fare-un-election-day/2455144/)

Fondi Smog: che fine hanno fatto? Lettera aperta a Delrio

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da Il Post Viola

Caro Graziano Delrio,

abbiamo saputo che oggi sarai presente, in qualità di Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, alla Commissione Ambiente per parlare di mobilità sostenibile e lotta all’inquinamento cittadino.

Avrai visto che, dopo l’emergenza di fine anno, anche a Roma sono giorni che è tornato l’allarme inquinamento dovuto al fatto che le polveri sottili (PM10) sono superiori ai limiti di legge in molte centraline della città. Stesso problema anche in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e in tante altre città italiane.

Ti scriviamo da cittadini che vivono nella Capitale e subiscono quotidianamente l’inquinamento causato, non solo, dalle polveri sottili, sapendo che tu sei particolarmente sensibile a queste tematiche.

Tu sai bene che il problema dell’inquinamento in città si risolve “strutturalmente” solo incentivando la mobilità pubblica.

Per questo ti chiediamo in primo luogo di spiegare il motivo per cui a Roma ci sono ben 60 autobus elettrici che rimangono in deposito per mancanza di manutenzione e ti chiedendoti di indagare e verificare se è possibile rimettere in pista questa flotta di mobilità sostenibile che è un vero peccato rimanga ogni giorno inutilizzata.

Magari si potrebbe attingere ai 12 milioni di euro previsti nell’art. 2 del protocollo d’intesa ANCI-Ministero dell’Ambiente del dicembre scorso, presentato come la Panacea che avrebbe risolto tutti i problemi dell’inquinamento, e che è rimasto ancora lettera morta, visto che quei 12 milioni di euro nessuno li ha più visti.

E’ indispensabile sbloccarli immediatamente, ad esempio per investirli nel ticket giornaliero per i mezzi pubblici a 1,5 €, che consentirebbe di alleggerire le strade dall’inquinamento del traffico privato. Oppure per mettere rimedio al disastro della Roma Lido che quotidianamente costringe i pendolari a un calvario infinito.

E anche l’investimento di 700 milioni per i privati e i 200 per il pubblico rivolti a interventi per l’efficienza energetica , che fine ha fatto? Si è perso nelle 149 pagine delle «Regole applicative del conto termico».

Saprai sicuramente che un Rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), ha evidenziato che l’Italia è il Paese dell’Unione europea che segna il record del numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria. Nel solo 2012 i decessi riconducibili all’inquinamento sono stati circa 84.400, su un totale a livello europeo di 491 mila. E il primo impegno del Governo (al pari di quello del Sindaco) dovrebbe essere quello di salvaguardare la salute dei cittadini.

Visto che una delle maggiori fonti di inquinamento da polveri sottili è il riscaldamento, ti chiediamo di sbloccare subito i 900 milioni di fondi che avete stanziato per consentire la conversione ecologica degli impianti dei condomini, delle case private, delle strutture pubbliche. Essere più rigidi con i Comuni che dovrebbero controllare le caldaie, è un altro punto che ti chiediamo di prendere in considerazione, visto che il Comune di Roma, ad esempio, non ha ancora rinnovato la convenzione del “Bollino Blu” con i manutentori della caldaie private e pubbliche.

In ultimo, da ciclisti a ciclista, ti chiediamo di riprendere in mano l’idea – che avevi lanciato nei mesi scorsi– di un Piano Nazionale della mobilità ciclistica. Perché qui a Roma la situazione è veramente triste per noi ciclisti urbani. A parte il grande progetto del GRAB (che però incide poco sulla mobilità urbana), forse saprai che per il Giubileo era stata prevista la realizzazione di 21 piste ciclabili “leggere” che non sono state mai progettate né tanto meno realizzate. Oppure capita che si realizza il corridoio Laurentina-Tor Pagnotta con la corsia preferenziale per gli autobus, indicando nel progetto anche una pista ciclabile bi-direzionale mai realizzata. Disattendendo completamente l’art. 10 della 366/98 sulla mobilità ciclistica.

Insomma, caro Ministro Delrio, abbiamo fiducia che nell’audizione in Commissione Ambiente alla Camera di oggi, tu riesca a pensare al problema dell’inquinamento nelle città non solo quando le centraline “impazziscono” (come oggi a Roma, Milano e in tantissime altre città italiane) ma con impegni strutturali che affrontino il problema alla radice.

(Fonte: http://violapost.it/2016/01/27/che-fine-hanno-fatto-i-fondi-per-lo-smog-lettera-aperta-a-delrio/)

Iacopo Melio vs Salvini: il ragazzo ha la meglio, poi le minacce di morte

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da Il Post Viola

Iacopo Melio, è il ragazzo disabile che ha lanciato la campagna #Vorreiprendereiltreno, per sensibilizzare l’abbattimento delle barriere architettoniche nella mobilità pubblica.  Ieri ha commentato un post del segretario della Lega contro il Kamikaze di Instanbul.

“Il Kamikaze che ha fatto 10 morti a Istanbul era un 27enne siriano, entrato come “profugo”, che aveva chiesto asilo politico. Intanto in Italia continua ad entrare chiunque…”, scrive Matteo Salvini.

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“Lei continua a fare “sciacallaggio” su certi tristi avvenimenti, frutto della pazzia umana che può riguardare tutti indistintamente e non per forza derivanti dalla religione o dall’immigrazione… Pur di fare campagna elettorale“ gli risponde Iacopo Melio.

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E aggiunge provocatoriamente : “Facciamo uscire dall’Italia i delinquenti, ma anche i socialmente inutili, tipo i politici che anziché lavorare passano le ore sui social a fare terrorismo psicologico. Che dice?” e poi corregge il leader della Lega: “Comunque, per la cronaca, il ragazzo in questione non era siriano ma saudita, e semplicemente proveniva dalla Siria. Ma non col barcone, in aereo“.

Sulla pagina di Salvini si scatena un putiferio e la risposta del ragazzo raggiunge più di 3.000 “Mi piace”. Tra i commentatori c’è chi lo difende, cliccando “Mi piace” al suo commento, in moltissimi però lo offendono, arrivando a minacciarlo di morte e scrivendo insulti sulla sua condizione fisica.

Poi Salvini, o chi gli gestisce la pagina, pensa bene di cancellare il commento di Iacopo al suo post e tutti gli insulti.

Infine il promotore della campagna #Vorreiprendereiltreno, mette sulla sua bacheca una delle minacce di morte ricevuta e chiude da gran signore  “grazie alle MIGLIAIA di persone che mi hanno scritto commenti o messaggi di sostegno. Andiamo avanti, contro ogni barriera culturale”.

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5 cose da sapere sulla Conferenza di Parigi sul clima – Infografica

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da Il Post Viola

La Conferenza sul clima di Parigi (COP21) è iniziata, il presidente François Hollande ha spiegato che questo evento “porterà speranza e della solidarietà”, gli ha fatto eco Barack Obama: “Bisogna agire ora, mettendo da parte gli interessi di breve termine. Siamo l’ultima generazione a poter salvare il pianeta” . Ma perché è così importante la Conferenza di Parigi?

Ho provato a riassumere le cinque cose che dovete sapere su COP21 e perché è così importante.

1. Che cos’è COP21 e chi ci sarà?

La COP21, conosciuta anche come la Conferenza di Parigi 2015 sul Clima, per la prima volta in oltre 20 anni di negoziati delle Nazioni Unite, mira a raggiungere un accordo giuridicamente vincolante e universale sul clima, con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C . La Conferenza si tiene a Parigi in questi giorni e fino all’11 dicembre.

COP21 sta per la Conferenza delle Parti, che è un incontro annuale composto dai 195 membri che hanno aderito alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), entrata in vigore nel 1994. La conferenza vede la partecipazione di leader e primi ministri di tutti i governi del mondo. Costoro hanno il mandato di firmare un contratto vincolante per conto dei loro paesi. Sono presenti anche importanti multinazionali e le organizzazioni non governative. Dall’Italia più di 200 aziende con sede nel nostro paese hanno firmato e consegnato al ministro dell’ambiente Galletti (tra queste ERG Renew, Poste Italiane, Terna, Gse, Barilla, Carlsberg, BioChemtex, Ferrovie dello Stato, Novamont, Philips Italia, Unilever Italia e L’Oréal Italia) un appello nel quale si chiede una normativa che agevoli le iniziative per fronteggiare i cambiamenti climatici e la richiesta che a Parigi vengano adottati target vincolanti.

La conferenza stanzierà 100 miliardi di dollari in fondi per aiutare le nazioni a contribuire alla riduzione delle emissioni. L’attuale accordo si esaurisce tra 5 anni e molti degli obiettivi non sono stati raggiunti. COP21 è un’opportunità per i paesi di impostare un accordo di lungo termine.

2. L’esito di questa conferenza potrà effettivamente influenzare la vita delle persone, nelle comunità di tutto il mondo?

Gli effetti dei cambiamenti climatici saranno subiti dai cittadini di tutto il mondo, in molti modi diversi. Tuttavia, i cambiamenti climatici colpiscono soprattutto le popolazioni più povere. La Banca Mondiale ha riferito che entro il 2030, 100 milioni di persone potrebbero essere costrette in condizioni di estrema povertà a causa dei cambiamenti climatici. Quando la temperatura media globale aumenterà porterà a una scarsità d’acqua che diminuirà i terreni coltivabili, questo spingerà i poveri a soffrire ancora più povertà. E causerà massicce migrazioni dalle regioni del sud a quelle del nord. Provate ad immaginare con quali effetti…

Il cambiamento climatico aggrava anche problemi esistenti, come le catastrofi naturali legate al clima, scarsità di risorse naturali, migrazioni e spostamenti, che colpiscono le persone di tutto il mondo. Affrontare questi problemi ora alla conferenza di Parigi è necessario, per essere in grado di lavorare verso gli obiettivi globali (OSS) e realizzare un futuro più sostenibile per le persone e il pianeta. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono un accordo globale per sradicare la povertà estrema e di affrontare il caos climatico entro il 2030. La conferenza di Parigi è una parte fondamentale di questa tabella di marcia per il mondo verso il raggiungimento di questi obiettivi. In questo modo, i cambiamenti climatici e lo sviluppo internazionale sono intrinsecamente legati.

obiettivi-sviluppo-sostenibile[1]

In parole povere: la lotta contro gli effetti del cambiamento climatico può salvare vite umane e proteggere il pianeta per le prossime generazioni.

 

3. Se il cambiamento climatico è così importante perché non abbiamo già fatto un accordo?

Gli accordi sono stati fatti in passato, ma il problema sta nel rendere questi accordi legalmente vincolanti.

La strada per Parigi, ha avuto diverse tappe finora:

Il primo accordo importante sul cambiamento climatico c’è stato al vertice 1992 a Rio de Janeiro, che ha istituito la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). La conferenza obbligava i governi ad agire per combattere il cambiamento climatico, ma non è riuscita a nominare le azioni specifiche e le relative sanzioni a chi non ottemperava. Un accordo troppo “aperto” con l’unico vantaggio di aver messo questo argomento per la prima volta al centro della politica mondiale.

L’accordo successivo, arrivato nel 1997, è stato più importante: il Protocollo di Kyoto.

Questo Protocollo impegnava i Paesi sottoscrittori (le Parti) ad una riduzione quantitativa delle proprie emissioni di gas ad effetto serra (i gas climalteranti, che riscaldano il clima terrestre) rispetto ai propri livelli di emissione del 1990 (baseline), in percentuale diversa da Stato a Stato: per fare questo le Parti sono tenute a realizzare un sistema nazionale di monitoraggio delle emissioni ed assorbimenti di gas ad effetto serra. L’intento era ridurre del 5,2% il livello mondiale delle emissioni entro il 2012, ma questo impegno ha vacillato quando gli Stati Uniti si sono rifiutati di ratificare l’accordo. Senza gli Stati Uniti, il Protocollo di Kyoto non è entrato in vigore fino a quando non ha firmato la Russia, nel 2004, ma oramai era stato già indebolito.

Il protocollo di Kyoto non ha posto alcun obiettivo ai paesi in via di sviluppo, consentendogli di aumentare le loro emissioni in modo sfrenato, un problema importate in paesi come la Cina.

Il Bali Road Map è venuto nel 2007 e ha istituito il quadro di base per un accordo più approfondito da raggiungere al COP15 di Copenhagen due anni dopo.

A Copenaghen, le nazioni hanno deciso di istituire un impegno di cooperazione internazionale per raccogliere 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad adeguarsi ai cambiamenti climatici.

L’Unione Europea, su spinta dei partiti verdi, ha proposto una strategia molto ambiziosa da realizzare entro il 2020, il progetto “20-20-20”, che comportava un calo delle emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990, un aumento dell’energia derivante da fonti rinnovabili tale da coprire il 20% del fabbisogno energetico interno dell’UE; una riduzione del 20% del consumo di energia grazie a misure dirette a renderlo più efficiente. Tanto gli Stati Uniti, poco inclini ad assumere standard così elevati, quanto Cina e Brasile, che non avrebbero accettato vincoli pari a quelli dei Paesi Industrializzati , si opposero alla proposta europea.

20-20-20[1]

Proprio sul filo di lana venne approvato “l’Accordo di Copenhagen”: un documento in 12 punti, senza alcuna efficacia vincolante, il cui scopo è quello di limitare a 2 gradi l’aumento della temperatura media mondiale ma che elimina il riferimento al taglio del 50% per il 2050.

4. Che cosa si prevede di ottenere da questa conferenza?

Un trattato internazionale, giuridicamente vincolante per i governi, sul loro impegno nell’affrontare il cambiamento climatico.

Uno dei temi fondamentali nel percorso verso l’accordo di Parigi sono i cosiddetti INDCs (Intended Nationally Determined Contributions) ovvero i propri impegni che ciascun Stato Membro dichiara di voler inserire all’interno del futuro accordo.

Sono impegni che i paesi responsabili di oltre l’80 per cento delle emissioni hanno dichiarato di rispettare per ridurre la loro Carbon footprint prima della COP21.

Tuttavia, questi non sono impegni giuridici, ma solo indicazioni di intenzioni.

L’obiettivo di Parigi sarà quello di cercare di ottenere un trattato giuridicamente vincolante che garantisca a questi impegni di giungere a buon fine.

Si prevede che l’accordo raggiunto a COP21 entrerà in vigore nel 2020, l’anno in cui tutti gli impegni attuali sul gas serra scadranno.

L’obiettivo della COP21 quindi, oltre a raggiungere questo accordo legalmente vincolante per implementare soluzioni attuali ai cambiamenti climatici, è quello di varare un piano di aiuti per l’adeguamento agli effetti del riscaldamento globale in corso, contemporaneamente continuando a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra.

Alcuni punti chiave della COP21:

A che punto siamo:

Le ultime proiezioni degli scienziati prevedono l’aumento medio della temperatura globale tra 3,7 e 4,8 ℃ entro il 2100.
Al fine di raggiungere l’obiettivo fissato di “soli” 2 ℃, le emissioni devono essere ridotte del 40-70 % entro il 2050. Il risultato previsto dalla Conferenza di Parigi è quello di stabilire un accordo vincolante per mettere nazioni in cammino verso quell’obiettivo.

Dove stiamo andando:

La Conferenza dovrà fare ulteriore pressione sulle nazioni partecipanti perché riconoscano il loro impatto sull’ambiente, pubblicando i loro sforzi nazionali per combattere il cambiamento climatico, al fine di garantire come ogni nazione sta contribuendo questa battaglia.

Qual è il piano:

Sappiamo già quali sono gli impegni dei maggiori responsabili delle emissioni. L’UE taglierà le proprie emissioni del 40%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030. Gli Stati Uniti ridurranno le loro emissioni dal 26% al 28%, rispetto ai livelli del 2005, entro il 2025. La Cina ha stimato che il suo picco di emissioni di CO2 sarà raggiunto “attorno al 2030” e imputa ai paesi più sviluppati le conseguenze maggiori dei cambiamenti. In parole povere vuole prima raggiungere i livelli di inquinamento degli altri paesi, per poi ragionare sui provvedimenti sui quali impegnarsi.

Qual è il futuro:

Per mettere questo in azione, l’accordo raggiunto in sede di Conferenza sul clima di Parigi sarà facilitata dalla Agenda di soluzioni dopo la conferenza. La “Solutions Agenda” è un’organizzazione nata dal vertice sul clima di New York nel 2014, al fine di favorire lo scambio di informazioni tra le nazioni e l’adozione di misure concrete per affrontare il cambiamento climatico. E non è composta solo dai governi del mondo, ma anche ONG, aziende e multinazionali, enti locali. L’organizzazione mira a incoraggiare un maggior parti interessate a impegnarsi per combattere il cambiamento climatico, evidenziando le iniziative e le soluzioni proposte in un duplice obiettivo di incentivazione e di dimostrazione.

5. Qual è il ruolo dell’Italia e come possono i cittadini italiani essere coinvolti?

Il grande Alexander Langer, aveva sempre sostenuto che la conversione ecologica o è desiderabile o perde. Per questo è importante presentare i dati sui cambiamenti climatici fornendo sempre una soluzione.

Il governo italiano, in verità, non ha fatto granché, al di là di parole altisonanti.

L’Italia potrebbe fare la sua parte se:
Approvasse una strategia per il clima che fissi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, col relativo Piano di azioni, secondo una prospettiva che assuma sul serio gli obiettivi europei, per l’interesse che ha il nostro Paese a ridurre importazioni e consumi di fonti fossili in tutti i settori strategici e a intrecciare obiettivi economici, industriali e sociali.

Realizzasse con scelte concrete la just transition verso un’economia low carbon. Dall’edilizia all’industria, dall’agricoltura ai trasporti, occorre spingere con forza un’innovazione trasversale ai diversi settori che permetta di ridurre i consumi energetici e le emissioni, aiutando così le famiglie e le imprese. Un nuovo modello economico sostenibile si basa su un’economia circolare, che permette di tenere assieme gli obiettivi di tutela e corretta gestione delle risorse, di recupero, riciclo e riuso delle materie, fondamentale in un Paese storicamente importatore come l’Italia. Il primo segnale che va mandato subito riguarda la radicale modifica della bozza di decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Il secondo riguarda l’attuazione di quanto prevedono la direttiva sull’efficienza energetica e lo stesso decreto attuativo, sbloccando finalmente il fondo per gli investimenti e introducendo regole chiare per i controlli in edilizia, nell’interesse dei cittadini.

Fermasse completamente i sussidi alle fonti fossili e alle trivellazioni di petrolio e gas come sancito dall’ultimo G7 in Germania. Occorre cancellare tutti i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili che ancora esistono in Italia nelle bollette elettriche, nell’autotrasporto, nelle politiche industriali. Ma il governo Renzi deve anche cambiare strada rispetto alle scelte realizzate negli ultimi anni di via libera alle trivellazioni petrolifere, in Italia e nel Mediterraneo.

Investisse sul dissesto idrogeologico, adattando il territorio ai cambiamenti climatici. Dopo la definitiva approvazione della strategia nazionale di adattamento, occorre passare dalle parole ai fatti con politiche di rafforzamento della resilienza dei territori rispetto ai fenomeni meteorologici estremi, di messa in sicurezza delle città dagli impatti e i danni che sempre più spesso si determinano, di manutenzione del territorio e di riduzione del rischio, di valorizzazione del ruolo dell’agricoltura. In questa direzione, attraverso la chiave dell’adattamento, deve realizzarsi subito la revisione dei progetti contro il dissesto idrogeologico.

Bloccasse la cementificazione. Negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto a una media di 8 metri quadrati al secondo e la serie storica dimostra che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto. Ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quella di Milano e Firenze. Questo incredibile consumo del territorio non solo è altamente penalizzante per l’ambiente e l’ecosistema, ma anche inutile: con l’incremento di più di 2°C delle temperature del pianeta molte delle costruzioni, soprattutto nell’alto Adriatico, nelle Marche e in alcune zone tirreniche toscane e laziali, saranno sommerse completamente dall’acqua.

COp21Ma ecco un elenco di azioni concrete che ciascuno di noi può fare per rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici:

1. Spegnere le luci quando non siete a casa, in ufficio, in classe

2. Riciclare i rifiuti a casa, ma anche a scuola

Puoi risparmiare una tonnellata di anidride carbonica ogni anno se inizi a riciclare i rifiuti che generi

(tipicamente carta, vetro, lattine ed imballaggi di plastica).

3. Riciclare i rifiuti organici

Circa il 3% delle emissioni dei gas serra sono rilasciate attraverso la decomposizione dei rifiuti

biodegradabili. Riciclando l’organico (o compostandolo), si può contribuire ad alleviare questo

problema.

4. Usare la carta riciclata o con marchi FSC

Si potranno così risparmiare 15 alberi ogni tonnellata di carta riciclata utilizzata al posto della carta

vergine.

5. Usare la carta fronte e retro

6. Non lasciare le apparecchiature elettriche in stand‐by  

Usa il bottone di spegnimento presente sull’apparecchio. Un televisore acceso per 3 ore al

giorno (il tempo che gli europei passano in media davanti alla TV) e lasciato in stand‐by per

le rimanenti 21 ore, usa circa il 40% dell’energia nella modalità stand‐by.

7. Acquista solo apparecchiature ad alta efficienza energetica

Scegli pc e stampanti in modo che appartengano alla Classe A (consulta la banca dati

Energy Star).

8. Usare i diffusori a risparmio energetico per i rubinetti  

Sia in bagno che in cucina. Sempre grazie agli incentivi statali, non sarà difficile trovare

aziende che regalano diffusori a risparmio energetico. Con un diffusore risparmi non solo

acqua, ma anche energia quando l’acqua è calda (ne usi di meno).

9. Produrre meno rifiuti

Evitare i contenitori usa e getta (comprese stoviglie in mensa).

10. A casa e nella mensa scolastica: Acquistare alimenti prodotti localmente

Gli ingredienti di un pasto in Europa viaggiano mediamente per oltre 1.200 km prima di arrivare sul

tuo piatto. Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della tua città

aiuteranno a risparmiare sul carburante e faranno girare l’economia nella tua comunità.

11. A casa e nella mensa scolastica: Comprare prodotti freschi invece dei surgelati

I surgelati richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati.

12. Fai meno chilometri in macchina: usa la bici o i trasporti pubblici

Evitando un tragitto di 10 km al giorno in auto per 5 giorni a settimana, puoi eliminare fino a 8

tonnellate di anidride carbonica all’anno! Usa i trasporti pubblici o vai in bici o a piedi (ci guadagni

anche in salute).

13. Piantare un albero

Un solo albero assorbe mediamente una tonnellata di anidride carbonica nel suo ciclo

vitale. E rinfrescandoti all’ombra degli alberi potrai ridurre le spese per l’aria condizionata

dal 10 al 15%.

(Vademecum tratto da QUI)

(Fonte: http://violapost.it/2015/12/02/5-cose-da-sapere-sulla-conferenza-di-parigi-sul-clima-infografica/)