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Non scendo in campo ma voglio essere il sindaco di Roma

By febbraio 11, 2016Senza categoria

da Huffingtonpost.it

E no, per favore, non dite così. Se avessi previsto che la mia decisione di presentarmi alle primarie di Roma, per la scelta del candidato a sindaco di centrosinistra, sarebbe stata sintetizzata dai giornalisti con la frase: “Scende in campo Mascia” l’avrei chiarito fin da subito.

Non scendo in campo, perché non stiamo parlando di calcio, ma del futuro della nostra città. E non è un gioco, ma una questione molto seria visto che quello che resta del nostro territorio sta scomparendo sotto il cemento; noi, i nostri amici e i nostri parenti ci ammaliamo sotto la cappa di questo inquinamento che ci brucia l’anima, oltre che i polmoni; c’è chi sta tentando di privatizzare tutto, anche le scuole per l’infanzia dei nostri figli; viviamo quotidianamente la mancanza di attenzione per i più fragili e la mancanza di tutela per i nostri amici animali; non vengono garantiti i diritti personali dell’uomo, ad esempio quello di vedere ufficializzata un’unione civile.

Non scendo in campo, perché questa frase, in politica, non mi è mai piaciuta. E il primo che l’ha pronunciata è stato il nemico numero uno degli interessi degli italiani. Non scendo in campo, perché non è cosi che vedo le cose: a Roma c’è la possibilità di portare, finalmente l’ecologia al centro delle scelte dei cittadini. Perché sfido chiunque a spiegarmi in quale campo dovrebbe stare la mobilità sostenibile e in quale altro la Green economy, in quale la difesa della salute dei cittadini e la lotta contro partitocrazia, apparati e speculatori. I temi ambientali sono trasversali, e non sono tali se non si parte dalla ecologia della mente.

Non scendo in campo perché credo fermamente che la conversione ecologica non possa partire senza la cultura della convivenza. E questa conversione deve partire dalle cose quotidiane, che ci toccano tutti a partire dalle più semplici. Per esempio mangiare cibi sani e dell’agricoltura locale, poter girare in bicicletta nella nostra città senza rischiare di essere investiti, garantire il diritto alla scuola pubblica per i nostri bambini fin dall’infanzia, permettere ai giovani innovatori della città di avere gli spazi e le risorse per inventare e contribuire al benessere economico della Capitale.

Non scendo in campo perché l’ecologia può (e deve) stare in un “campo”, ma non minoritario. La difesa dell’ambiente è una vocazione maggioritaria e deve arrivare in tutte le case per migliorare le nostre vite. E non c’è più tempo da perdere, che ne abbiamo perso troppo. Purtroppo si vedono le conseguenze di una città allo sbando, anche perché non si è lasciato lavorare fino alla fine il sindaco precedente e legittimamente eletto. Noi ecologisti ci proponiamo di riportare Roma sulla retta via.

Non scendo in campo perché non sono più i tempi del papà di Benigni: adesso è meglio farla a casa propria. Non scendo in campo ma mi metto a disposizione della città con preoccupazione perché anche Ignazio Marino non stava al gioco e l’hanno fatto fuori. Non scendo in campo ma propongo un rivoluzione per governare la nostra città come non è mai stato fatto prima: è arrivato il momento di far sentire la nostra voce e se io riuscirò a fare da amplificatore sarà già questo una prima e importante vittoria. E poi magari arriva anche il secondo: scacciare i mercanti dal tempio.

(Fonte: http://www.huffingtonpost.it/gianfranco-mascia/non-scendo-in-campo-ma-voglio-essere-il-sindaco-di-roma_b_9206902.html)

 

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